Dr.ssa Anna Losurdo

Articolo del 29-10-2026

La respirazione e l’ossigenazione del sangue durante il sonno possono cambiare rispetto alla veglia. In alcune persone, però, questi cambiamenti diventano più marcati e la quantità di ossigeno trasportata dal sangue diminuisce in modo significativo o ripetuto. In questi casi si parla di desaturazione notturna, un fenomeno che può passare inosservato perché si verifica mentre dormiamo e non provoca necessariamente risvegli coscienti. Questo fenomeno non costituisce di per sé una malattia autonoma, ma è un segnale che deve essere indagato e interpretato. Spesso associata all’apnea ostruttiva del sonno (OSAS), la desaturazione notturna può comparire anche in presenza di malattie respiratorie, alterazioni della ventilazione o altre condizioni cliniche, per questo deve essere valutata attraverso un percorso diagnostico appropriato. 

Ma cosa succede esattamente quando la saturazione scende durante la notte? In questo articolo vediamo che cos’è la desaturazione notturna, quali sono le possibili cause, quali i rischi e quali gli esami che permettono di approfondire il problema.

 

Che cos’è la desaturazione notturna?

La desaturazione notturna è una riduzione della saturazione periferica di ossigeno (SpO₂), misurato mediante pulsossimetro, che si verifica durante il sonno il suo valore esprime la percentuale di emoglobina arteriosa legata all’ossigeno. Durante il sonno possono verificarsi variazioni fisiologiche della respirazione e dell’ossigenazione. Tuttavia, la presenza di cali marcati, persistenti o ricorrenti, può indicare un problema che merita di essere approfondito, soprattutto se accompagnati da sintomi o da patologie respiratorie e cardiovascolari.

 

Desaturazione, ipossiemia e ipossia: differenze

Quando si parla di ossigenazione e sangue, è utile distinguere tre fenomeni correlati ma che non rappresentano sinonimi:

  • Desaturazione: indica una diminuzione della saturazione di ossigeno misurata, per esempio, con un pulsossimetro.
  • Ipossiemia: indica una riduzione della pressione parziale dell’ossigeno nel sangue arterioso. 
  • Ipossia: indica una disponibilità insufficiente di ossigeno a livello dei tessuti.

 

Quali valori di saturazione sono normali durante il sonno?

Negli adulti sani che dormono a livello del mare, la saturazione è generalmente intorno al 95-100% durante la veglia e rimane solitamente elevata durante il sonno pur con lievi oscillazioni. Non esiste un singolo valore di saturazione che isolatamente definisca una desaturazione notturna patologica per tutte le persone. Per interpretare il tracciato si considerano la saturazione media, la profondità e la durata dei cali, la loro frequenza, il tempo trascorso sotto determinate soglie, l’indice di desaturazione dell’ossigeno (ODI). In presenza di malattie respiratorie croniche, inoltre, i valori abituali possono essere differenti da quelli di una persona sana. Per questo è importante evitare confronti automatici e non modificare autonomamente eventuali terapie sulla base di una singola misurazione.

 

Quali sono le cause della desaturazione notturna?

La desaturazione notturna può dipendere da diversi meccanismi. Individuare la causa che determina la riduzione dell’ossigenazione è fondamentale per definire il trattamento più adatto. Tra le più frequenti cause di desaturazione notturna: 

 

Apnea ostruttiva del sonno

Una delle cause possibili è l’apnea ostruttiva del sonno (OSAS). Durante il sonno, le vie aeree superiori possono restringersi o chiudersi ripetutamente, riducendo o interrompendo temporaneamente il passaggio dell’aria. Questi eventi possono provocare cali intermittenti della saturazione, spesso alternati a una ripresa della respirazione. Spesso, inoltre, sono accompagnati da russamento, pause respiratorie osservate da un’altra persona, risvegli con sensazione di soffocamento o sonnolenza diurna. Non tutte le persone, però, presentano tutti questi segnali. La diagnosi OSAS richiede una valutazione clinica e, quando indicato, uno studio del sonno.

 

Malattie polmonari e respiratorie

La desaturazione notturna può manifestarsi anche in soggetti con malattie respiratorie, tra cui la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e alcune patologie polmonari interstiziali. Durante il sonno, soprattutto in determinate fasi, la ventilazione può ridursi e gli scambi gassosi possono diventare meno efficienti. Se la funzione polmonare è già compromessa, questi cambiamenti possono favorire cali dell’ossigenazione più rilevanti. La desaturazione può inoltre essere associata a condizioni che compromettono la funzione dei muscoli respiratori o il controllo della respirazione. In questi casi, il medico valuta se siano necessari esami aggiuntivi per misurare l’ossigenazione e la ventilazione.

 

Ipoventilazione durante il sonno

Un’altra possibile causa di desaturazione notturna è l’ipoventilazione, cioè una ventilazione insufficiente rispetto alle esigenze dell’organismo. L’ipoventilazione nel sonno è una riduzione della ventilazione alveolare che determina un aumento della pressione parziale di anidride carbonica (CO2) talvolta associato ad una riduzione dell’ossigenazione. L’ipoventilazione notturna può essere associata a patologie neuromuscolari, a disturbi del controllo respiratorio o alla sindrome da ipoventilazione dell’obesità. A differenza di quanto avviene nelle apnee, nell’ipoventilazione la ventilazione complessiva può essere insufficiente anche senza ripetute pause respiratorie evidenti. La sola pulsossimetria non permette di diagnosticare l’ipoventilazione pertanto, quando sospettata, è necessaria una valutazione della CO2 con metodiche appropriate per esempio monitoraggio transcutaneo durante il sonno ed eventualmente emogasanalisi. 

 

Altre possibili cause di desaturazione notturna

La desaturazione notturna può dipendere anche da più fattori contemporaneamente. Una persona con una malattia polmonare, ad esempio, può avere anche un’apnea ostruttiva del sonno. Anche alcuni farmaci che deprimono la respirazione possono contribuire a disturbi ventilatori in persone predisposte. L’altitudine può modificare l’ossigenazione e la respirazione durante il sonno, mentre condizioni acute possono richiedere una valutazione specifica. Anche le apnee centrali in sonno, caratterizzate da una temporanea riduzione o assenza dello sforzo respiratorio, possono accompagnarsi a desaturazioni.

 

Quali sintomi può provocare la desaturazione notturna?

Non tutte le persone che presentano cali della saturazione se ne hanno percezione durante la notte. I sintomi dipendono dalla causa, dalla gravità e dalla frequenza degli episodi e dalle eventuali patologie associate.

Quando la desaturazione è collegata a un disturbo respiratorio del sonno, possono comparire:

  • sonno poco ristoratore;
  • stanchezza al risveglio;
  • sonnolenza durante il giorno;
  • difficoltà di concentrazione e attenzione;
  • cefalea mattutina;
  • risvegli frequenti;
  • russamento o pause respiratorie osservate da un’altra persona;
  • risvegli con sensazione di fame d’aria.

Questi segnali non sono specifici della desaturazione e possono avere altre cause. La loro presenza, soprattutto se persistente, può tuttavia giustificare un approfondimento medico.

Anche l’assenza di russamento non esclude un disturbo respiratorio del sonno. Allo stesso modo, sentirsi riposati non garantisce che l’ossigenazione sia sempre normale. Se esistono fattori di rischio o sintomi compatibili, la valutazione deve basarsi sul quadro complessivo e non soltanto sulle sensazioni soggettive.

Quali rischi comporta la desaturazione notturna?

I rischi legati alla desaturazione notturna non sono uguali per tutti, ma dipenderanno dalla causa e dalla gravità della riduzione dell’ossigenazione, nonché dalle condizioni personali. Un calo occasionale, inoltre, non ha lo stesso significato di una riduzione importante e ricorrente durante molte ore di sonno. Per questo non è corretto considerare tutte le desaturazioni ugualmente pericolose. Tra le conseguenze più frequenti segnaliamo: 

 

  • Stanchezza e riduzione dell’attenzione. Quando la desaturazione si associa a un disturbo respiratorio che frammenta il sonno, possono comparire sonnolenza e difficoltà di concentrazione durante il giorno. Questi sintomi possono influire sulle attività quotidiane e sulla capacità di mantenere l’attenzione, per esempio durante la guida. Se la sonnolenza è importante, è prudente evitare di guidare o svolgere attività pericolose finché il problema non sia stato valutato e gestito adeguatamente.
  • Disturbi cardiovascolari. L’apnea ostruttiva del sonno è associata a condizioni cardiovascolari come l’ipertensione e alcune aritmie. Tra i meccanismi studiati vi sono le ripetute variazioni dell’ossigenazione, le risposte del sistema nervoso autonomo e i cambiamenti della pressione intratoracica. Queste associazioni non significano che ogni desaturazione notturna provochi un danno cardiovascolare. È necessario distinguere i dati relativi all’apnea ostruttiva dalle evidenze sulle desaturazioni dovute ad altre cause.
  • Rischi nelle persone con malattie respiratorie croniche. Nelle persone con BPCO o altre patologie respiratorie, una riduzione significativa dell’ossigenazione durante il sonno può essere un indicatore di un problema respiratorio che richiede approfondimento. Il medico può valutare la necessità di misurare l’ossigenazione durante il sonno, verificare la funzione respiratoria e stabilire se siano indicati ulteriori esami o un trattamento specifico.

 

Come si diagnostica la desaturazione notturna?

Per capire se si soffre di desaturazione notturna possono utilizzati strumenti diversi. La scelta dipende dal quesito clinico:  documentare i cali di saturazione, capire se il calo è legato a un’apnea, identificare un’ipoventilazione o approfondire una malattia respiratoria. Tra gli esami più comunemente utilizzati: 

 

Pulsossimetria notturna

La pulsossimetria misura la saturazione periferica di ossigeno e la frequenza cardiaca attraverso un sensore, generalmente applicato a un dito. Se il monitoraggio viene effettuato durante la notte, può registrare l’andamento della SpO₂ e individuare il tempo trascorso sotto determinate soglie. È uno strumento utile per documentare le variazioni dell’ossigenazione, tuttavia non identifica il meccanismo dei cali e non consente di escludere con certezza le apnee. Un andamento caratterizzato da cali ripetuti può suggerire la necessità di ulteriori approfondimenti, ma i risultati devono essere interpretati da un professionista sanitario nel contesto clinico appropriato.

 

Monitoraggio cardiorespiratorio domiciliare

Il monitoraggio cardiorespiratorio domiciliare può registrare parametri come flusso respiratorio, movimenti respiratori, saturazione e frequenza cardiaca. È utilizzato per valutare i disturbi respiratori del sonno in adulti selezionati con sospetto clinico di apnea ostruttiva. Rispetto alla semplice pulsossimetria, consente di raccogliere informazioni più specifiche sugli eventi respiratori ma la scelta del test deve essere basata sulla valutazione medica. Se un test domiciliare risulta negativo o non conclusivo nonostante un sospetto clinico significativo, può essere necessario ricorrere alla polisonnografia.

 

Polisonnografia

La polisonnografia è un esame completo del sonno che registra diverse variabili fisiologiche. A seconda del protocollo, può comprendere attività cerebrale, movimenti oculari, attività muscolare, flusso respiratorio, sforzo respiratorio, saturazione, frequenza cardiaca e posizione del corpo. Queste informazioni consentono non soltanto di valutare se si verificano cali dell’ossigenazione, ma anche il loro rapporto con gli eventi respiratori e con le diverse fasi del sonno. La polisonnografia è particolarmente importante quando il quadro clinico è complesso o si sospettano disturbi diversi dall’apnea ostruttiva non complicata. La scelta dell’esame più appropriato compete al medico.

 

Come si tratta la desaturazione notturna?

Non esiste un trattamento unico per tutte le desaturazioni notturne. La terapia dipende dalla causa identificata attraverso la valutazione clinica e gli eventuali esami: 

  • Se la causa è l’apnea ostruttiva del sonno, il medico può indicare una terapia a pressione positiva, come CPAP o AutoCPAP, o valutare altre opzioni in base al caso.
  • Se è presente un’ipoventilazione, può essere necessario un trattamento ventilatorio specifico e un monitoraggio appropriato.
  • Se la desaturazione è legata a una malattia polmonare, il trattamento deve affrontare la patologia di base e l’eventuale insufficienza respiratoria.
  • Se è indicata l’ossigenoterapia, il flusso e la durata devono essere stabiliti da un professionista sanitario. È importante non iniziare autonomamente l’ossigenoterapia o modificare le impostazioni di dispositivi respiratori già prescritti. In alcune condizioni, somministrare ossigeno senza aver chiarito il meccanismo del disturbo può essere inappropriato e non risolvere la causa sottostante.

 

Quando rivolgersi al medico per una desaturazione notturna?

La desaturazione notturna è un segnale da interpretare, non una diagnosi unica, e il suo significato varia in base all’entità e alla durata dei cali e alle condizioni della persona. Per questo, in presenza di eventi ricorrenti o se il sonno è accompagnato da sintomi persistenti, è importante non fermarsi alla singola misurazione. È opportuno chiedere una valutazione se si verificano cali ripetuti della saturazione durante il sonno, soprattutto quando si associano a stanchezza persistente, sonnolenza diurna, russamento, pause respiratorie osservate o una malattia respiratoria già diagnosticata. È importante segnalare al medico anche eventuali misurazioni effettuate a casa, specificando il dispositivo utilizzato, i valori rilevati e se il problema si ripete. Queste informazioni possono essere utili, ma non sostituiscono gli esami diagnostici. In presenza di grave difficoltà respiratoria, dolore toracico, confusione o altri sintomi importanti, occorre invece richiedere assistenza urgente.

 

SonnoService: dagli esami del sonno alla terapia respiratoria

Se sospetti una desaturazione notturna o hai ricevuto indicazione ad indagare un disturbo respiratorio del sonno, il primo passo è individuare l’esame più adatto. Sonno Service, specializzato in disturbi del sonno, mette a disposizione percorsi diagnostici domiciliari, tra cui la polisonnografia cardiorespiratoria e neurologica, e soluzioni per la terapia respiratoria, comprensivi di dispositivi CPAP e AutoCPAP, oltre a maschere, accessori e servizi di supporto.

 

Grazie ad un team di esperti, Sonno Service accompagna il paziente dalla valutazione del problema alla gestione della terapia indicata. 

Contattaci per una consulenza: ti aiuteremo a trovare il percorso più adatto alle tue esigenze. 

 

FAQ – Domande frequenti sulla desaturazione notturna

Il saturimetro da dito è sufficiente per capire se si soffre di apnea notturna?

No. Un saturimetro può essere utile per misurare la saturazione, ma non è sufficiente, da solo, per diagnosticare o escludere l’apnea del sonno. Una lettura apparentemente normale non esclude tutti i disturbi respiratori del sonno; allo stesso modo, un valore basso isolato non permette di formulare una diagnosi. Se il dispositivo segnala ripetutamente valori anomali o sono presenti sintomi compatibili, è opportuno discuterne con un medico anziché affidarsi esclusivamente alle misurazioni effettuate a casa.

 

La desaturazione notturna è pericolosa?

Può esserlo, ma il rischio dipende dalla causa, dalla profondità e dalla durata dei cali e dalle condizioni cliniche della persona. Una variazione occasionale non equivale necessariamente a una condizione grave; cali significativi o ripetuti, invece, possono indicare un disturbo respiratorio o una malattia che richiede approfondimento. Se la saturazione è persistentemente bassa o compaiono sintomi come grave difficoltà respiratoria, dolore toracico, confusione o colorazione bluastra delle labbra, è necessaria una valutazione urgente. 

 

Quali sono i valori di saturazione notturna da non sottovalutare?

Non esiste una soglia valida per ogni persona e per ogni situazione. Il significato di un valore dipende dal livello abituale di saturazione, dalla patologia eventualmente presente, dalla durata dei cali e dal tempo trascorso con ossigenazione ridotta. Valori ripetutamente bassi, soprattutto se nettamente inferiori a quelli abituali, meritano un confronto con il medico. 

 

La desaturazione notturna è sempre causata dalle apnee?

No. L’apnea ostruttiva del sonno è una delle possibili cause, ma non l’unica. I cali dell’ossigenazione possono verificarsi anche in presenza di malattie polmonari, ipoventilazione o altre condizioni che alterano la respirazione durante il sonno.

 

Per distinguere queste situazioni occorre valutare il quadro clinico e scegliere l’esame più adatto. La sola saturazione non permette di individuare con certezza il meccanismo responsabile.

 

La desaturazione notturna può causare stanchezza al risveglio?

Sì, soprattutto quando è associata a un disturbo respiratorio che provoca anche frammentazione del sonno. Tuttavia, la stanchezza mattutina è un sintomo aspecifico e può dipendere da molte altre cause. Se il problema è persistente, in particolare se associato a sonnolenza diurna, russamento o pause respiratorie osservate, è opportuno parlarne con un medico per valutare se sia indicato un esame del sonno.

 

Come si misura la saturazione durante la notte?

La saturazione può essere registrata con un pulsossimetro notturno. Se occorre valutare anche la respirazione, si può ricorrere a un monitoraggio cardiorespiratorio domiciliare o, quando indicato, a una polisonnografia. La scelta dipende dal sospetto clinico. La pulsossimetria documenta l’andamento dell’ossigenazione, mentre gli esami del sonno possono fornire informazioni aggiuntive per identificare gli eventi respiratori e interpretarne il significato.

 

Si può trattare la desaturazione notturna con l’ossigeno?

Solo quando l’ossigenoterapia è indicata per la specifica condizione clinica. Non tutti i cali della saturazione richiedono ossigeno e, se la causa è l’apnea ostruttiva, l’ossigeno da solo non corregge l’ostruzione delle vie aeree. La terapia deve quindi essere stabilita da un professionista sanitario sulla base della diagnosi e degli esami appropriati. Non bisogna iniziare l’ossigenoterapia autonomamente.

Articolo del 29-10-2026

Dr.ssa Anna Losurdo

Specialista in Neurofisiopatologia Laurea in Medicina e Chirurgia e Specializzazione in Neurofisiopatologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore-Policlinico “A. Gemelli” di Roma. Durante il suo percorso formativo ha seguito studi clinici e di ricerca su sonno, stroke, epilessia, approfondendo la conoscenza di metodiche di registrazione elettroencefalografiche e polisonnografiche e realizzandone l’esecuzione. Ha assistito ad esami di approfondimento diagnostico avanzato (Sleep Endoscopy) della Sindrome delle Apnee Ostruttive nel Sonno. Ha partecipato, come relatrice e moderatrice, a numerosi meeting nazionali ed internazionali di Medicina del Sonno. Ha preso parte a corsi di aggiornamento riguardanti il sonno dell’adulto e del bambino ed i disturbi relativi ad esso, la ventilazione non invasiva ed argomenti di interesse neurologico (Epilessia, Malattia di Parkinson, Ischemia cerebrovascolare, Miopatie). Autrice e co-autrice di circa 60 pubblicazioni su riviste scientifiche su tali argomenti. A Settembre 2016 ha conseguito il titolo di “Somnologist expert in Sleep Medicine”, dopo aver sostenuto l’ESRS (European Sleep Research Society) Examination for Sleep Experts presso l’Università di Bologna.