Dott.ssa Ilaria Laccu
Articolo del 29-09-2026
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Il rapporto tra vitamina D e disturbi del sonno è sempre più oggetto di approfondimenti scientifici. Diversi studi hanno infatti rilevato un’associazione tra carenza di vitamina D e problematiche quali una peggiore qualità del riposo, una durata del sonno più breve e una maggiore sonnolenza. Tuttavia è importante precisare che l’esistenza di una correlazione non dimostra necessariamente un rapporto di causa-effetto.
Non si tratta quindi solo di capire se “la vitamina D fa dormire meglio“, ma di approfondire le evidenze sul rapporto tra vitamina D e sonno e il significato clinico di questa associazione.
In questo articolo proviamo a chiarire gli aspetti principali, rispondendo alle domande più comuni sull’argomento.
Vitamina D e sonno: che rapporto c’è?
In base alle evidenze attualmente disponibili, il rapporto tra vitamina D e disturbi del sonno può essere così sintetizzato:
- bassi livelli di vitamina D sono stati associati in diversi studi a una peggiore qualità del sonno;
- la carenza di vitamina D è stata associata anche a durata del sonno più breve e maggiore sonnolenza;
- alcuni studi di intervento hanno rilevato un miglioramento della qualità del sonno dopo la supplementazione;
- l’associazione è stata studiata anche nell’apnea ostruttiva del sonno;
- non è però dimostrato che la carenza di vitamina D sia la causa dell’insonnia o di altri disturbi del sonno;
- non è dimostrato che assumere vitamina D rappresenti una terapia per l’insonnia o per l’apnea notturna.
Questa distinzione tra associazione e causalità è fondamentale quando si parla di salute.
Che cos’è la vitamina D e a cosa serve?
La vitamina D è una vitamina liposolubile che svolge un ruolo fondamentale soprattutto nella regolazione del metabolismo di calcio e fosforo e nella salute dello scheletro. L’organismo può produrla attraverso l’esposizione della pelle alla radiazione ultravioletta B (UVB); può inoltre essere introdotta attraverso alcuni alimenti e, quando indicato, attraverso integratori. I livelli di vitamina D vengono generalmente misurati attraverso la concentrazione ematica di 25-idrossivitamina D [25(OH)D].
Perché vitamina D e sonno potrebbero essere collegati?
Da un punto di vista biologico, il possibile rapporto tra vitamina D e sonno è plausibile, ma i meccanismi non sono ancora completamente chiariti. La ricerca ha ipotizzato un coinvolgimento della vitamina D in processi neurologici, immunitari e infiammatori che potrebbero avere conseguenze anche sulla regolazione sonno-veglia. Tuttavia, un meccanismo biologico plausibile non equivale a un effetto clinico dimostrato.
Nel caso della vitamina D e del sonno, la ricerca ha prodotto risultati interessanti nei primi due ambiti, mentre le prove sull’efficacia terapeutica sono ancora limitate.
La vitamina D influenza il sonno?
In base alle evidenze scientifiche attuali, non è ancora possibile stabilire che la vitamina D sia un regolatore determinante del sonno nell’essere umano. Tuttavia gli studi epidemiologici hanno osservato una relazione tra livelli di vitamina D e alcuni parametri del sonno. Uno studio del 2018 effettuato su 9.397 partecipanti ha rilevato un’associazione tra carenza di vitamina D e disturbi del sonno, scarsa qualità del sonno e sonnolenza. Questo, tuttavia, non dimostra che la carenza di vitamina D provochi disturbi del sonno: gli stessi autori sottolineavano la necessità di ulteriori studi per verificare il rapporto causale.
Per esempio, una persona che dorme poco potrebbe trascorrere meno tempo all’aperto e quindi avere una minore esposizione alla luce solare. Al tempo stesso, altre condizioni associate allo stile di vita o allo stato di salute potrebbero influenzare sia il sonno sia i livelli di vitamina D.
La carenza di vitamina D può causare insonnia?
Anche la relazione tra carenza di vitamina D e insonnia non è dimostrata. La ricerca mostra un’associazione tra bassi livelli di vitamina D e alcuni indicatori di cattiva qualità del sonno, ma non permette di concludere che la carenza di vitamina D sia una causa diretta dell’insonnia.
È invece più corretto dire che la carenza di vitamina D è associata a una maggiore probabilità di alcuni problemi del sonno, ma non è dimostrato che sia la causa dell’insonnia.
Vitamina D e apnea notturna: esiste una correlazione?
Anche il rapporto tra vitamina D e apnea ostruttiva del sonno (OSAS) è stato oggetto di diverse ricerche. La letteratura scientifica ha osservato livelli di vitamina D mediamente più bassi in alcune popolazioni con disturbi respiratori del sonno. Questo ha portato a ipotizzare una possibile relazione tra vitamina D, metabolismo, infiammazione e fisiopatologia dell’OSAS. Tuttavia, anche in questo caso è necessario distinguere correlazione e causalità. La ricerca più recente continua infatti a considerare il rapporto tra vitamina D e OSAS come un ambito di studio, non come una relazione causale definitivamente dimostrata.
Dunque non ci sono evidenze sufficienti per considerare la supplementazione di vitamina D una terapia dell’apnea ostruttiva del sonno.
Se sono presenti russamento abituale, pause respiratorie durante il sonno, risvegli con sensazione di soffocamento, cefalea mattutina o eccessiva sonnolenza diurna, è più importante valutare la possibile presenza di un disturbo respiratorio del sonno.
La vitamina D non sostituisce quindi gli accertamenti diagnostici e i trattamenti indicati per l’OSA.
Assumere vitamina D fa dormire meglio?
Nonostante le numerose evidenze e gli studi a riguardo, non è ancora possibile affermare con certezza che assumere vitamina D aiuti a dormire meglio. In particolare, gli studi disponibili sono incoraggianti per quanto riguarda la qualità del sonno, ma non dimostrano che la vitamina D possa costituire un trattamento dell’insonnia o degli altri disturbi del sonno.
I risultati, infatti, non consentono di considerare la vitamina D un trattamento standard per l’insonnia con effetti identici su tutti.
Quando è utile controllare la vitamina D?
Il fatto di dormire male o di manifestare disturbi del sonno non significa automaticamente che sia necessario misurare la vitamina D. Le indicazioni al dosaggio della 25(OH)D devono essere valutate considerando età, condizioni cliniche, fattori di rischio e possibili indicazioni specifiche. Le linee guida dell’Endocrine Society del 2024 suggeriscono di non effettuare routinariamente il dosaggio della 25(OH)D negli adulti sani che non presentino indicazioni cliniche specifiche. Pertanto, se esiste un sospetto clinico di carenza, sarà il medico a stabilire se sia necessario effettuare l’esame e come interpretarne il risultato.
Quali sono i sintomi della carenza di vitamina D?
I sintomi di carenza di vitamina D possono non essere così evidenti, soprattutto nelle forme meno severe. Stanchezza, debolezza muscolare o dolori muscolo-scheletrici sono aspecifici e possono infatti avere numerose cause. Anche dormire male non è sufficiente per diagnosticare una carenza di vitamina D.

Vitamina D e sonno: assumere integratori aiuta?
Gli studi suggeriscono possibili benefici dell’assunzione di integratori di vitamina D sulla qualità del sonno, ma non dimostrano che la supplementazione sia efficace come trattamento generale dei disturbi del sonno. Inoltre, l’integrazione di vitamina D non dovrebbe essere iniziata autonomamente ad alte dosi. Le linee guida dell’Endocrine Society sottolineano che, nella popolazione adulta sana, non è raccomandata una supplementazione superiore agli apporti raccomandati semplicemente per prevenire malattie, in assenza di specifiche indicazioni.
Vitamina D e melatonina: qual è il rapporto?
Le evidenze disponibili non permettono quindi di presentare la vitamina D come un semplice “precursore della melatonina“. La regolazione del ciclo sonno-veglia coinvolge infatti un sistema complesso nel quale intervengono diversi fattori tra cui orologio circadiano, luce, melatonina, temperatura corporea, comportamento e numerosi sistemi neurobiologici.
Vitamina D e sonno nei bambini: esiste una relazione?
Anche in età pediatrica è stata studiata la possibile relazione tra vitamina D e disturbi del sonno. Le evidenze disponibili su bambini e adolescenti hanno rilevato una possibile associazione, ma hanno evidenziato la necessità di ulteriori ricerche. Inoltre, anche nei bambini, la supplementazione di vitamina D non deve essere utilizzata autonomamente come trattamento dei disturbi del sonno.
Quando richiedere una valutazione specialistica?
Se la difficoltà a dormire è persistente, se il sonno non è ristoratore o se compaiono russamento, pause respiratorie, risvegli con sensazione di soffocamento o sonnolenza durante il giorno, concentrarsi esclusivamente sulla carenza di vitamina D potrebbe far perdere di vista altre possibili cause del disturbo.
Al contrario, in presenza di tali disturbo, è consigliabile partire da una valutazione specialistica del sonno e, quando indicato dal medico, da un esame diagnostico. Sonno Service offre un percorso dedicato ai disturbi del sonno che comprende visite con medici esperti in Medicina del Sonno, polisonnografia cardiorespiratoria e neurologica domiciliare. Per i pazienti ai quali viene prescritta una terapia con pressione positiva, il percorso può proseguire con titolazione CPAP, scelta della maschera e fornitura di CPAP, AutoCPAP e relativi accessori.
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FAQ: domande frequenti sulla vitamina D e sonno
La vitamina D aiuta a dormire?
Può essere associata a un miglioramento della qualità del sonno in alcune persone, ma non è dimostrato che sia un trattamento generale dei disturbi del sonno.
La carenza di vitamina D può provocare insonnia?
Non è dimostrato. Esiste un’associazione tra carenza di vitamina D e alcuni problemi del sonno, ma gli studi disponibili non dimostrano che la carenza sia la causa dell’insonnia.
La vitamina D bassa causa sonnolenza?
La carenza di vitamina D è stata associata a una maggiore probabilità di sonnolenza negli studi osservazionali, ma la sonnolenza può avere numerose cause. Il dato di vitamina D, da solo, non consente quindi di stabilire l’origine del sintomo.
La vitamina D aiuta contro l’apnea notturna?
Non è una terapia dell’apnea notturna. La relazione tra vitamina D e apnea ostruttiva del sonno è stata studiata, ma non esistono prove sufficienti per utilizzare la supplementazione come trattamento dell’OSAS.
La vitamina D presa la sera può causare insonnia?
Non ci sono prove sufficienti per affermare che l’assunzione serale di vitamina D provochi abitualmente insonnia. Se si nota un cambiamento del sonno dopo l’inizio di un integratore, è opportuno parlarne con il medico.
Quale vitamina manca quando non si riesce a dormire?
Non esiste una singola vitamina la cui carenza spieghi possa spiegare l’insonnia. Le difficoltà del sonno possono avere cause molto diverse e devono essere valutate in base ai sintomi e al quadro clinico.
Devo prendere vitamina D se soffro di insonnia?
No, non automaticamente. L’insonnia non costituisce di per sé un’indicazione alla supplementazione di vitamina D. Prima di assumere integratori è importante capire la causa del disturbo consultando il medico.
Quanto deve essere la vitamina D per dormire bene?
Non esiste un valore di 25(OH)D stabilito specificamente per “dormire bene”. Le linee guida dell’Endocrine Society del 2024 sottolineano inoltre che, negli adulti sani, non sono stati stabiliti livelli di 25(OH)D associati a specifici benefici clinici tali da giustificare uno screening routinario. Endocrine Society
La carenza di vitamina D è collegata alle apnee notturne?
È stata osservata un’associazione in diversi studi, ma questo non significa che la carenza di vitamina D provochi l’apnea ostruttiva del sonno né che correggerla sia sufficiente a trattarla.
Posso curare l’insonnia con la vitamina D?
No. La vitamina D non deve essere considerata una terapia dell’insonnia.
È meglio prendere la vitamina D al mattino?
Non esiste una raccomandazione generale che stabilisca che l’assunzione mattutina migliori il sonno. L’orario deve essere stabilito in base alle indicazioni ricevute dal medico o dal professionista sanitario.
La vitamina D può sostituire una terapia per l’apnea notturna?
No. Se è presente un’apnea ostruttiva del sonno, la vitamina D non sostituisce la diagnosi e il trattamento specifico del disturbo.
Articolo del 29-09-2026
