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Coronavirus: quali rischi per i pazienti con apnee notturne? Il parere dell’esperto

Qual è il legame tra Coronavirus e apnee notturne? Quali sono i rischi e le possibili conseguenze? Ne parliamo con il dott. Carlo Iadevaia, pneumologo.

L’11 marzo scorso, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato lo stato di pandemia: il Coronavirus COVID-19 ha raggiunto ben più di 100 nazioni, con oltre 200 mila contagi e circa 8000 decessi. I numeri crescono, il virus è ormai diffuso in tutto il mondo. Mentre dalla Cina vi sono conferme di un rallentamento della diffusione, l’Italia è ancora in prima linea nella lotta a quello che è stato definito un nemico invisibile.

Purtroppo, nei giorni e nelle settimane a venire, gli esperti in virologia ed epidemiologia prevedono un aumento dei contagi, dei morti e dei paesi colpiti. E, nel nostro paese ma non solo, l’attenzione è puntata sulle categorie maggiormente a rischio, dunque anziani e soggetti con malattie croniche.

Come è ormai noto, le raccomandazioni delle autorità sanitarie non sono di certo tardate. Già con il DPCM dell’8 marzo, si è chiesto agli over 60 e alle persone affette da una o più patologie croniche di evitare di uscire dalla propria abitazione o di farlo solo in casi di stretta necessità. Con il passare dei giorni, le direttive si sono fatte sempre più stringenti.

In questo scenario, dinnanzi a un virus che – nei casi più gravi – colpisce le vie aeree inferiori, la domanda sorge pressoché spontanea. Qual è il legame tra apnee del sonno e Coronavirus? Vi sono dei rischi maggiori? Abbiamo intervistato il dott. Carlo Iadevaia, pneumologo, per fare chiarezza in merito.

 

Gli individui che soffrono di apnee del sonno sono maggiormente esposti al rischio Coronavirus?

In genere, tutti i pazienti affetti da malattie croniche, soprattutto cardio-respiratorie, sono più a rischio di avere complicanze gravi qualora contraessero l’infezione da Coronavirus.

È comunque bene sottolineare che la maggior parte dei pazienti infetti sani non va incontro a complicanze gravi. Tuttavia, risultano più colpiti gli individui di mezz’età e di sesso maschile. Attenzione, poi. L’obesità è considerata un fattore di rischio importante e, come sappiamo, sono molti i soggetti apnoici in eccesso ponderale.

Ad oggi, non ci sono tuttavia dati epidemiologici che correlino l’apnea notturna con un maggiore rischio di contrarre l’infezione.

 

Quali sono le conseguenze a cui i soggetti affetti da apnee notturne possono andare incontro se colpiti da Coronavirus?

I sintomi più comuni dell’infezione da Coronavirus COVID-2019 sono molto simili a quelli di un’influenza stagionale o del comune raffreddamento.

I pazienti apnoici, però, possono manifestare un peggioramento della qualità del sonno e della tolleranza alla CPAP, qualora presentino rinite, ostruzione nasale e tosse.

Purtroppo, in caso di pazienti già in terapia con CPAP, particolarmente obesi, in ossigenoterapia e/o broncopatici o asmatici, l’infezione potrebbe scatenare o precipitare in una insufficienza respiratoria, con tutte le conseguenze del caso.

Ci sono soluzioni particolari da adottare in questo caso, in ottica sia di prevenzione sia di cure?

Da un lato, rimangono sicuramente valide le indicazioni generali di protezione che abbiamo ricevuto dal Ministero della Salute e dagli organi preposti.

Nel caso di pazienti con CPAP, l’uso di farmaci sintomatici e decongestionanti nasali nelle forme di infezione lieve può aiutare a tollerare meglio la terapia notturna. In caso questi sintomi peggiorino e vi sia la comparsa di dispnea, l’ossigenoterapia si rivela sicuramente più adatta come terapia.

Da un po’ di anni, l’utilizzo di filtri antibatterici non è più comunemente raccomandato con le CPAP, in quanto potrebbe peggiorare le performance del macchinario stesso. In alcuni casi selezionati, soprattutto laddove vi sia raffreddamento, possono però rivelarsi utili per evitare un contaminazione della CPAP.

Infine, in caso di sintomi respiratori, soprattutto vista la recente situazione epidemiologica, è necessario fare molta attenzione all’utilizzo della CPAP, in quanto il flusso d’aria, se si usa in particolare una maschera oronasale, potrebbe favorire la dispersione di germi nell’ambiente e facilitare il contagio tra persone che condividono la stanza nella notte.

La CPAP può essere uno strumento utile nella gestione dei pazienti con Covid19?

La CPAP comunemente usata per la terapia della apnee notturne non è una terapia utile per la polmonite o l’insufficienza respiratoria grave da COVID-19. Sebbene questo acronimo si incontri frequentemente in rete, la CPAP per le apnee notturne differisce significativamente da quella utilizzabile in terapia intensiva. Infatti, in ambiente ospedaliero, la terapia CPAP è somministrata con particolari ventilatori polmonari, e comunque con appositi scafandri comunemente detti casco, ed è sicuramente più complessa e non gestibile a domicilio rispetto alla CPAP per l’OSAS.