Polisonnografia neurologica: quando farla? - SonnoService

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Polisonnografia neurologica: cos'è e quando farla

La Polisonnografia Neurologica, detta anche completa, è l’esame di riferimento per valutare la presenza simultanea di disturbi respiratori e neurologici legati al sonno. Scopri quali patologie diagnostica, come si svolge l'esame e quali parametri vengono analizzati.

La Polisonnografia Neurologica, detta anche completa, è l’esame di riferimento per valutare la presenza simultanea di disturbi respiratori e neurologici legati al sonno.

Più in generale, con il termine Polisonnografia si intende un esame diagnostico-strumentale non invasivo che registra i parametri fisiologici durante il sonno notturno attraverso un dispositivo chiamato Polisonnigrafo.

Tale registrazione è usata per valutare i fenomeni fisiologici e patologici che possono intervenire mentre il paziente dorme, compromettendo la qualità del sonno.

La Polisonnografia è l’esame più importante per lo studio del sonno: è affidabile, non invasivo e di semplice esecuzione.

 

Esistono due tipologie di Polisonnografia:

A seguire, ci concentreremo sulla Polisonnografia neurologica.

 

Polisonnografia Neurologica: a cosa serve

Oltre a rilevare i parametri identificati durante il monitoraggio cardio-respiratorio, la Polisonnografia Neurologica è in grado di analizzare ulteriori parametri fisiologici, tra i quali: l’attività cerebrale, il movimento degli arti e dei muscoli oculari, rendendo così possibile la stadiazione del sonno, ovvero l’individuazione delle diverse fasi del sonno (fase N-REM caratterizzata da stadio 1 – 2 – 3 – 4 e fase REM).

La Polisonnografia neurologica è definita anche completa perché consente di valutare l’eventuale correlazione tra la variazione dell’attività cerebrale ed uno o più spasmi o mioclonie durante il sonno.

È importante non confondere la sintomatologia, in quanto per spasmo si intende un improvviso movimento rapido di flessione-estensione dei muscoli prossimali e del tronco, talvolta del distretto cranico, che tendenzialmente si manifestano in cluster, ovvero in gruppi di circa 10 movimenti ripetuti.

Invece, con il termine mioclonia ci si riferisce ad una contrazione involontaria, molto più breve dello spasmo (tanto da essere impercettibile ad occhio nudo, ma registrabile con l’EEG e la traccia poligrafica), che può causare caduta improvvisa con perdita del tono muscolare o più spesso scosse muscolari.  La registrazione dell’attività elettroencefalografica correlata alla traccia poligrafica consente anche di individuare la sede di origine del mioclono: ovvero corticale, sottocorticale o spinale.

 

Polisonnografia neurologica: chi dovrebbe farla

La sua esecuzione è indicata in quei pazienti che presentano una sintomatologia tipica neurologica durante il sonno, ovvero:

  • Disturbi del movimento associati al sonno: Sindrome delle Gambe Senza Riposo (Restless Legs Syndrome)
  • Parasonnie: sonnambulismo, terrore notturno
  • Insonnia
  • Epilessia: comparsa di crisi epilettiche durante il sonno, definite “crisi morfeiche”
  • Disturbi comportamentali della FASE REM: attività muscolare involontaria e vocalizzazione dei sogni, spesso a contenuto vivido e/o violento

 

Come si svolge l’esame

La preparazione del paziente alla Polisonnografia Neurologica è del tutto simile a quella della Polisonnografia cardio-respiratoria: non esistono di fatto differenze tra le apparecchiature, mentre il montaggio si arricchisce di elettrodi e sensori che permettono di rilevare parametri aggiuntivi.

Un tecnico specializzato in neurofisiopatologia applicherà:

per la diagnosi cardio-respiratoria:

  • Due fasce elastiche (di lunghezza personalizzata in base alla dimensione del torace e dell’addome) che consentono di misurare i movimenti dei muscoli respiratori toraco-addominali
  • Un saturimetro al dito per rilevare la percentuale di saturazione dell’emoglobina, ovvero una misura del grado di ossigenazione del sangue, e la frequenza cardiaca
  • Una cannula oro-nasale per registrare il flusso respiratorio ed il russamento
  • Un sensore di posizione che consente di registrare la posizione corporea durante la notte (per escludere che eventuali apnee notturne siano determinate dall’assunzione della posizione supina durante la notte).

per la diagnosi neurologica:

  • Elettrodi di registrazione sullo scalpo del paziente, in modo tale da consentire la registrazione dell’attività cerebrale corticale
  • Elettrodi di registrazione cutanei per lo studio della fase REM, in particolare sono utili per evidenziare i movimenti oculari rapidi (tipici della fase REM – acronimo di Rapid Eyes Movement) e per valutare il tono muscolare antigravitario, in particolare si studia il muscolo miloioideo (ossia un muscolo sotto-mentoniero) che risulta essere assente durante questa fase
  • Elettrodi di registrazione cutanei per la rilevazione dell’attività elettromiografica, in particolare del muscolo tibiale anteriore bilateralmente e/o del muscolo deltoide (in base alla localizzazione della sintomatologia)
  • Elettrodi di registrazione cutanei per la rilevazione del segnale elettrocardiografico

 

Preparazione del paziente alla Polisonnografia Neurologica

Il Polisonnigrafo viene programmato per consentire l’accensione e lo spegnimento automatico negli orari suggeriti dal paziente, in base all’orario in cui solitamente va a letto e si sveglia.

Durante la registrazione notturna dell’esame il paziente non dovrà far altro che comportarsi come di consueto. Dovrà invece astenersi dal fare attività fisiche troppo impegnative che potrebbero causare uno spostamento del dispositivo e ritardare la fase di addormentamento, causa l’eccessiva attività neuronale della corteccia cerebrale.

L’importante è che il paziente svolga le attività serali quotidiane mantenendo le sue abitudini.

Qualora ci fossero patologie coesistenti in fase di trattamento, il paziente deve continuare a prendere la terapia. Se ci fosse la necessità di assumere farmaci eccezionalmente (purché non stimolanti o soppressori del sistema nervoso centrale) il paziente può sentirsi libero di farlo: questo non compromette l’esame. Ciò che deve essere evitato è l’eccesso, quindi non bisognerebbe abusare di alcool, caffeina, sostanze eccitanti o compiere sforzi fisici eccessivi prima di andare a dormire.

Dopo aver spiegato al paziente come si svolge la Polisonnografia Neurologica il tecnico gli consegna un Diario del Sonno sul quale il paziente deve annotare tutti gli eventi accaduti durante la notte. Ad esempio: quante volte si è alzato per andare in bagno, se si è svegliato ed è rimasto sveglio per più di trenta minuti, se ha notato delle anomalie nel funzionamento dell’apparecchiatura e/o dei sensori di registrazione.

Nel Diario del Sonno viene richiesto al paziente di annotare anche i suoi dati anamnestico-patologici per consentire allo specialista refertatore di avere un quadro più completo della situazione clinica,. In questo modo potrà considerare eventuali fattori di rischio e/o patologie coesistenti ed elaborare così un referto il più completo possibile, talvolta già corredato da un’indicazione terapeutica ben precisa.

In base al risultato dell’analisi del tracciato viene elaborato un referto che darà esito positivo o negativo rispetto alla presenza di:

  • Disturbi respiratori nel sonno (ad esempio l’OSAS, le apnee centrali (CSAS), respiro di Cheyne-Stokes (CSR))
  • Disturbi Neurologici (disturbi del movimento, parasonnie, insonnia, epilessia, disturbi comportamentali in fase REM).

 

Polisonnografia neurologica: parametri analizzati

L’analisi del tracciato della Polisonnografia neurologica consiste nell’individuazione degli indici di sofferenza respiratoria e dell’indice di variazione dell’attività cerebrale notturna, tipica di alcune patologie neurologiche.

In particolare, per la diagnosi simultanea del disturbo respiratorio e di quello neurologico si valutano:

  • L’indice AHI (numero di apnee + ipopnee per ora di sonno – Apnea end Hypoapnea Index);
  • L’indice ODI (indice di eventi di desaturazione di O2– Oxygen Desaturation Index);
  • L’indice RERA (indice che quantifica il numero di atti respiratori caratterizzati da un aumento progressivo dello sforzo inspiratorio, che termina con un Arousal, ovvero un micro-risveglio del paziente, associato ad una riduzione di flusso del 30% – Respiratory Effort-Related Arousal)
  • L’indice RDI (indice di disturbo respiratorio nel sonno. È dato dalla somma di apnee + ipopnee + RERA per ora di sonno.
  • Tempo di sonno nelle fasi REM, NREM (1,2,3,4) e WAKE, che consente di valutare l’efficienza del sonno in termini qualitativi (Sleep Efficiency)
  • L’indice di movimento delle gambe, correlato o meno a un disturbo respiratorio (apnee, desaturazione, russamento, ecc) che consente di valutare la presenza di un disturbo di Sindrome delle gambe senza riposo
  • Indice di periodicità degli arti inferiori (indice PLM) che consente di valutare la presenza del disturbo periodico.

L’insieme degli indici sopra descritti consente di poter valutare la presenza o meno di un disturbo del sonno.

Infine, per ricevere una corretta diagnosi è sempre importante condividere con il medico refertatore la documentazione relativa all’anamnesi, comprensiva anche degli esami correlati (visite neurologiche, farmaci assunti, presenza di altre terapie o disturbi di altra natura, es. ipertensione, diabete, ecc).

 

A cura del Team SonnoService

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