Dott.ssa Ilaria Laccu
Articolo del 20-03-2026
Indice
L’apnea ostruttiva del sonno (OSAS) è soltanto un disturbo respiratorio notturno? Le ripetute interruzioni del flusso aereo e le oscillazioni dell’ossigenazione possono avere ripercussioni sistemiche, inclusi possibili effetti sull’apparato visivo.
Sempre più evidenze suggeriscono che l’ipossia intermittente e la frammentazione del sonno possano contribuire a sintomi come vista stanca, bruciore oculare e difficoltà di messa a fuoco.
Vediamo cosa dice la scienza e cosa significa.
Cos’è l’OSAS e perché non riguarda solo il sonno
L’OSAS è una patologia cronica caratterizzata da episodi ripetuti di apnea (interruzione completa del flusso aereo) e ipopnea (riduzione parziale), dovuti al collasso delle vie aeree superiori durante il sonno.
Ogni evento determina una riduzione transitoria della saturazione di ossigeno (ipossia) e un micro-risveglio che frammenta l’architettura del sonno.
I principali fattori di rischio includono:
- sovrappeso e obesità;
- circonferenza del collo aumentata;
- conformazione cranio-facciale predisponente;
- sesso maschile e età avanzata;
- consumo di alcol e sedativi.
Oltre a sonnolenza diurna, cefalea mattutina e difficoltà di concentrazione, l’OSAS è associata a un aumentato rischio di ipertensione arteriosa, malattie cardiovascolari, diabete e disturbi neurocognitivi.
Questo perché l’ipossia intermittente attiva meccanismi di stress ossidativo, infiammazione sistemica e disfunzione endoteliale.
Il legame tra ipossia notturna e affaticamento visivo
Il tessuto oculare, in particolare la retina e il nervo ottico, è altamente metabolico e sensibile alle variazioni dell’ossigenazione. Le fluttuazioni ripetute di ossigeno durante la notte possono interferire con il microcircolo e con il metabolismo cellulare.
L’ipossia intermittente favorisce:
- produzione di radicali liberi;
- alterazione della funzione endoteliale;
- instabilità del film lacrimale;
- ridotta perfusione dei piccoli vasi oculari.
Uno studio pubblicato su Investigative Ophthalmology & Visual Science ha evidenziato come i pazienti con OSAS presentino alterazioni della microvascolarizzazione retinica, suggerendo un possibile impatto diretto della patologia sul tessuto oculare.
Sebbene non tutti i pazienti sviluppino complicanze oculari strutturate, molti riferiscono sintomi funzionali compatibili con un quadro di affaticamento visivo.
Quali sintomi oculari possono comparire
L’affaticamento visivo associato all’OSAS non è specifico, ma può includere:
- sensazione di vista appannata nelle ore serali;
- difficoltà di messa a fuoco prolungata;
- bruciore oculare;
- lacrimazione paradossa;
- fotofobia lieve;
- cefalea fronto-orbitaria.
Un elemento di sostanziale rilevanza è incarnato dalla qualità del sonno non ristoratore.
La frammentazione del riposo riduce il recupero neuromuscolare, inclusi i muscoli extraoculari, aumentando la percezione di fatica visiva soprattutto durante attività prolungate come lettura o utilizzo di schermi.
Inoltre, la disfunzione neurovegetativa tipica dell’OSAS può contribuire a una regolazione alterata della secrezione lacrimale, favorendo sintomi di occhio secco.

OSAS e patologie oculari: oltre la vista stanca
Alcune ricerche hanno descritto un’associazione tra OSAS e condizioni oculari più strutturate, tra cui:
- glaucoma a pressione normale (GPN);
- neuropatia ottica ischemica anteriore non arteritica;
- retinopatia sierosa centrale;
- sindrome dell’occhio secco cronico.
Il meccanismo ipotizzato coinvolge l’ipossia intermittente e la ridotta perfusione del nervo ottico, particolarmente vulnerabile alle variazioni pressorie e vascolari.
È importante sottolineare che l’OSAS non determina automaticamente queste patologie, ma può rappresentare un fattore di rischio aggiuntivo, soprattutto nelle forme moderate e severe non trattate.
Diagnosi: quando sospettare un collegamento
Un paziente che riferisce affaticamento visivo persistente dovrebbe essere valutato anche per eventuali disturbi del sonno, in particolare se presenta:
- russamento abituale;
- pause respiratorie notturne riferite dal partner;
- eccessiva sonnolenza diurna;
- risvegli con sensazione di soffocamento;
- calo della concentrazione.
La diagnosi di OSAS si basa sulla polisonnografia, che misura parametri respiratori, saturazione di ossigeno e indice di apnea-ipopnea (AHI).
Parallelamente, una visita oculistica può valutare film lacrimale, pressione intraoculare e stato del nervo ottico.
Il trattamento può migliorare i sintomi oculari?
La terapia di riferimento per l’OSAS moderata-severa è la CPAP (Continuous Positive Airway Pressure), che mantiene pervie le vie aeree durante il sonno.
I benefici includono:
- stabilizzazione dell’ossigenazione notturna;
- riduzione dello stress ossidativo;
- miglioramento della qualità del sonno;
- attenuazione della sonnolenza diurna.
Alcuni pazienti riferiscono anche un miglioramento della percezione di vista stanca dopo un adeguato trattamento.
Tuttavia, nei casi in cui persistano sintomi oculari, è necessario intervenire con strategie mirate per la superficie oculare, come lacrime artificiali o trattamento dell’occhio secco.
L’OSAS è una patologia sistemica con ripercussioni che possono estendersi all’apparato visivo.
L’ipossia intermittente e la frammentazione notturna possono contribuire a sintomi di affaticamento visivo e, in alcuni casi, a condizioni oculari più complesse. Un approccio integrato tra pneumologo e oculista consente una gestione più completa, con benefici non solo respiratori ma anche funzionali.
FAQ – Domande frequenti su OSAS e vista
L’uso prolungato della CPAP può causare secchezza oculare?
In alcuni casi sì, soprattutto se la maschera non è ben aderente e provoca dispersione d’aria verso gli occhi. Una corretta regolazione del dispositivo riduce il problema.
L’affaticamento visivo da OSAS è reversibile?
Nella maggior parte dei casi i sintomi funzionali migliorano con il trattamento adeguato dell’apnea e con una buona igiene visiva.
Chi soffre di OSAS deve fare controlli oculistici periodici?
È consigliabile almeno una valutazione di base, soprattutto nelle forme moderate o severe, per monitorare eventuali fattori di rischio oculari associati.
Articolo del 20-03-2026
