Dott.ssa Ginevra Del Giudice
Articolo del 19-02-2026
L’inquinamento atmosferico rappresenta oggi uno dei principali fattori di rischio ambientale per la salute respiratoria.
Le polveri sottili, i gas irritanti e l’ozono non colpiscono solo chi vive nelle grandi città o nei pressi di arterie trafficate, ma agiscono in modo silenzioso e progressivo sull’apparato respiratorio, aumentando l’incidenza di malattie croniche e peggiorando quadri già esistenti.
In questo contesto, cresce l’attenzione verso le strategie terapeutiche in grado di limitare le conseguenze cliniche più gravi dell’esposizione all’aria inquinata, soprattutto nei soggetti fragili.
Tra queste, l’ossigenoterapia occupa un ruolo centrale, ma spesso frainteso. Capire quando è utile, per chi e con quali limiti è fondamentale per un approccio corretto e basato sulle evidenze.
Come l’inquinamento danneggia i polmoni
L’aria inquinata contiene una miscela complessa di sostanze nocive. Tra le più studiate per l’impatto sulla salute polmonare vi sono:
- particolato fine e ultrafine (PM2.5 e PM10);
- biossido di azoto (NO₂);
- ozono troposferico (O₃);
- composti organici volatili e sottoprodotti della combustione.
Questi inquinanti penetrano nelle vie respiratorie inducendo infiammazione cronica, stress ossidativo e alterazioni della funzione di barriera dell’epitelio bronchiale. Nel tempo, tali meccanismi favoriscono:
- riduzione della funzione polmonare;
- aumento della suscettibilità alle infezioni;
- peggioramento di asma, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e malattie interstiziali;
- maggiore frequenza di riacutizzazioni e ricoveri ospedalieri.
Negli ultimi anni, particolare attenzione è stata rivolta al particolato fine derivante da incendi e combustioni intense, che sembra avere un impatto respiratorio ancora più marcato nei soggetti anziani e nei pazienti con patologie croniche.
Il legame tra inquinamento e ipossiemia
Uno degli effetti clinicamente più rilevanti dell’esposizione all’inquinamento è la possibile comparsa o accentuazione dell’ipossiemia, ovvero la riduzione della quantità di ossigeno nel sangue.

Questo può avvenire per diversi motivi. Vediamo quali:
- infiammazione delle vie aeree con aumento della resistenza al flusso d’aria;
- alterazione degli scambi gassosi a livello alveolare;
- peggioramento di patologie respiratorie preesistenti;
- ridotta riserva ventilatoria durante sforzo o infezioni concomitanti.
Nei soggetti sani, questi effetti sono spesso transitori. Nei pazienti con BPCO, asma severo, fibrosi polmonare o insufficienza respiratoria cronica, invece, l’inquinamento può rappresentare il fattore scatenante di un calo significativo della saturazione di ossigeno, con conseguenze sistemiche importanti.
Inquinamento: sintomi respiratori da non sottovalutare
L’impatto dell’inquinamento sui polmoni non si manifesta sempre in modo eclatante. I sintomi più comuni includono:
- aumento della dispnea, soprattutto sotto sforzo;
- tosse persistente o ingravescente;
- senso di costrizione toracica;
- peggioramento della tolleranza allo sforzo;
- affaticamento marcato e riduzione delle attività quotidiane.
Nei casi più avanzati o durante le riacutizzazioni possono comparire segni di ipossiemia, come:
- cianosi periferica;
- confusione;
- sonnolenza;
- tachicardia.
In queste situazioni, la valutazione clinica tempestiva è essenziale.
Inquinamento e salute polmonare: la diagnosi
La diagnosi delle conseguenze respiratorie legate all’inquinamento si basa su una valutazione integrata che comprende:
- anamnesi ambientale e clinica;
- spirometria e test di funzionalità respiratoria;
- misurazione della saturazione di ossigeno (SpO₂);
- emogasanalisi arteriosa nei casi più complessi;
- imaging toracico quando indicato.
La semplice percezione di “fiato corto” non è sufficiente per decidere una terapia con ossigeno. È fondamentale distinguere tra dispnea soggettiva e ipossiemia documentata, poiché solo quest’ultima rappresenta un’indicazione clinica chiara all’ossigenoterapia.
Inquinamento e salute polmonare: cosa può fare davvero l’ossigenoterapia
L’ossigenoterapia non agisce sulle cause dell’infiammazione indotta dall’inquinamento e non neutralizza gli agenti nocivi inalati.
Il suo ruolo è diverso ma cruciale: correggere l’ipossiemia e prevenire le conseguenze sistemiche della carenza di ossigeno.
Nei pazienti con insufficienza respiratoria cronica, l’ossigenoterapia a lungo termine è una delle poche terapie in grado di migliorare la sopravvivenza, riducendo il carico sul cuore e sugli altri organi vitali.
Le evidenze più recenti indicano che il beneficio è massimo nei soggetti con ipossiemia severa a riposo, mentre l’utilità è più limitata nei casi di desaturazione lieve o isolata sotto sforzo.
Inquinamento, salute polmonare e ossigenoterapia: cosa dice la scienza
Uno studio pubblicato nel 2025 su Thorax ha analizzato l’effetto dell’ottimizzazione dell’ossigenoterapia domiciliare nei pazienti con BPCO già in trattamento con ossigeno a lungo termine.
I ricercatori hanno osservato che una titolazione più precisa del flusso di ossigeno, adattata alle attività quotidiane, consente di mantenere la saturazione nel range target per un tempo significativamente maggiore, con miglioramento della capacità funzionale e riduzione della dispnea.
Questi risultati confermano che, più che “aumentare” l’ossigeno, è fondamentale usarlo in modo appropriato, evitando sia l’ipossia sia l’iperossigenazione, soprattutto nei pazienti con BPCO a rischio di ritenzione di anidride carbonica.
Inquinamento e ossigenoterapia: quando si può fare
L’ossigenoterapia trova indicazione quando è presente ipossiemia documentata, in particolare:
- insufficienza respiratoria cronica con ridotti valori di PaO₂;
- riacutizzazioni severe con desaturazione persistente;
- peggioramento acuto in soggetti già fragili esposti a inquinamento intenso.
Non è, invece, indicata come strategia preventiva nei soggetti con saturazione normale, né rappresenta una soluzione ai sintomi respiratori leggeri legati all’aria inquinata.
Nei contesti di elevato inquinamento, l’ossigenoterapia deve essere inserita in una strategia più ampia che comprenda:
- riduzione dell’esposizione ambientale;
- ottimizzazione della terapia inalatoria;
- monitoraggio dei parametri respiratori;
- educazione del paziente al riconoscimento precoce dei segnali di allarme.
Solo un approccio integrato consente di ridurre davvero il peso dell’inquinamento sulla salute polmonare, proteggendo i pazienti più vulnerabili dalle conseguenze più gravi.
FAQ – Domande frequenti su inquinamento e salute polmonare
L’uso prolungato dell’ossigeno può creare dipendenza?
No. L’ossigenoterapia non crea dipendenza: viene prescritta quando l’organismo non riesce a mantenere adeguati livelli di ossigeno nel sangue e sospesa se le condizioni cliniche migliorano.
L’inquinamento indoor può peggiorare l’ipossiemia quanto quello esterno?
Sì. In ambienti chiusi con scarsa ventilazione, fumo, combustioni o alte concentrazioni di particolato, l’inquinamento indoor può contribuire in modo significativo al peggioramento dei sintomi respiratori e della saturazione.
Chi usa ossigeno domiciliare deve modificarne l’uso nei giorni di forte smog?
Solo su indicazione medica. Nei giorni di elevato inquinamento è importante monitorare i sintomi, ma eventuali variazioni del flusso di ossigeno devono sempre essere valutate dal medico.
Fonti:
Link: benefici ossigenoterapia su pazienti problemi polmonari
Articolo del 19-02-2026
