Dott.ssa Ginevra Del Giudice

Articolo del 22-01-2026

L’apnea ostruttiva del sonno (OSAS) non rappresenta un mero disturbo del riposo: incarna, invece, un fattore di rischio cerebrovascolare indipendente, in grado di aumentare in modo significativo la probabilità di ictus e di danno cerebrale progressivo. 

Non si tratta di un collegamento teorico o marginale, ma coinvolge meccanismi biologici riccamente documentati e riguarda milioni di persone (spesso senza una diagnosi).

Negli ultimi anni la ricerca ha chiarito che il cervello è uno degli organi più vulnerabili alle conseguenze dell’OSAS, soprattutto quando l’apnea resta non trattata. 

Vediamo perché accade e quali segnali non sottovalutare in un’ottica di prevenzione.

 

Perché l’OSAS aumenta il rischio di ictus

L’OSAS è una patologia cronica caratterizzata da ripetuti collassi delle vie aeree superiori durante il sonno, che provocano apnee (interruzioni complete del respiro) o ipopnee (riduzioni significative del flusso respiratorio). 

Tali eventi causano:

  • desaturazioni di ossigeno;
  • micro-risvegli;
  • frammentazione profonda del sonno.

La gravità dell’OSAS viene classificata attraverso l’indice AHI (Apnea-Hypopnea Index), che misura il numero di eventi respiratori per ora di sonno. Forme moderate e gravi sono quelle più strettamente associate alle complicanze cardiovascolari e neurologiche.

Il legame tra OSAS e ictus si fonda su una serie di meccanismi che agiscono in modo sinergico e silenzioso nel tempo.

Durante la notte, le ripetute cadute dell’ossigeno nel sangue inducono ipossia intermittente, una condizione che attiva stress ossidativo e infiammazione sistemica. Un processo che danneggia l’endotelio, ovvero la parete interna dei vasi sanguigni, rendendoli più rigidi e incapaci di adattarsi alle variazioni di flusso.

A questo si aggiunge l’iperattivazione del sistema nervoso simpatico, con un aumento persistente della pressione arteriosa, soprattutto nelle ore notturne. Nelle persone con OSAS viene spesso persa la fisiologica riduzione notturna della pressione (“dipping”), un fenomeno strettamente associato al rischio di ictus.

Infine, l’OSAS favorisce alterazioni della coagulazione e aumenta la probabilità di aritmie, come la fibrillazione atriale, creando un terreno favorevole alla formazione di trombi che possono raggiungere il cervello.

 

OSAS e ictus: i danni cerebrali più frequenti secondo gli studi

L’ictus associato all’OSAS non è un’entità unica. Le evidenze indicano un aumento del rischio di:

  • ictus ischemico;
  • ictus cardioembolico;
  • micro-ictus cerebrali clinicamente silenti;
  • micro-emorragie cerebrali.

Proprio le micro-emorragie cerebrali rappresentano uno dei collegamenti più studiati negli ultimi anni. Un ampio studio prospettico pubblicato nel 2025 su JAMA Network Open ha seguito oltre 1.400 adulti per circa otto anni, mostrando che i soggetti con OSAS moderata-grave presentavano un rischio più che raddoppiato di sviluppare micro-emorragie cerebrali rispetto a chi non soffriva di apnea notturna. 

Si tratta di lesioni, spesso asintomatiche, considerate come un marcatore precoce di fragilità vascolare cerebrale e associate a un aumento del rischio di ictus e declino cognitivo.

Un secondo filone di ricerca, emerso da revisioni narrative e studi osservazionali pubblicati negli ultimi anni, indica che l’apnea ostruttiva del sonno non trattata è associata non solo a un aumento del rischio di ictus, ma anche a una prognosi neurologica peggiore dopo l’evento.

In particolare, la presenza di OSAS nei pazienti colpiti da ictus è stata collegata a maggiore disabilità residua, rischio più elevato di recidiva e recupero funzionale più lento, soprattutto quando la diagnosi viene posta tardivamente o la terapia non viene seguita in modo adeguato. 

Queste evidenze mostrano che la gestione dell’OSAS debba divenire parte integrante della prevenzione e del follow-up cerebrovascolare.

 

Sintomi di ictus nel contesto dell’OSAS: un quadro integrato

Nelle persone con OSAS, l’ictus può manifestarsi in modi diversi. Accanto ai sintomi acuti, esistono segnali più sfumati che riflettono un danno cerebrale progressivo.

I sintomi acuti, che richiedono un intervento immediato, includono:

  • debolezza o paralisi improvvisa di un lato del corpo;
  • difficoltà nel linguaggio o nella comprensione delle parole;
  • asimmetria del volto;
  • perdita improvvisa della vista o visione sdoppiata;
  • vertigini intense e perdita di equilibrio;
  • cefalea improvvisa e molto intensa.

Accanto a questi, nelle persone con OSAS possono comparire nel tempo anche sintomi più subdoli

Vediamo quali:

  • difficoltà di concentrazione;
  • rallentamento cognitivo;
  • problemi di memoria recente;
  • affaticamento mentale persistente;
  • instabilità nella marcia;
  • cefalea mattutina ricorrente;
  • sensazione di “mente annebbiata” al risveglio.

Questi segnali vengono spesso attribuiti a stress, età o cattiva qualità del sonno, ma possono rappresentare l’espressione di microlesioni cerebrali cumulative. Si rivela sempre opportuno e necessario rivolgersi al proprio medico per una diagnosi affidabile.

 

Come si diagnostica l’apnea ostruttiva del sonno

La diagnosi di OSAS si basa su una valutazione clinica accurata e su esami specifici del sonno. Lo strumento di riferimento è la polisonnografia, eseguita in laboratorio o, in alcuni casi, con monitoraggi domiciliari validati.

L’esame consente di misurare apnee, livelli di ossigeno, frequenza cardiaca e qualità del sonno.

In presenza di ipertensione resistente, eventi cerebrovascolari o sintomi cognitivi inspiegati, lo studio del sonno dovrebbe far parte del percorso diagnostico.

 

OSAS, ictus e prevenzione: cosa può fare il paziente

La prevenzione passa da alcuni passaggi chiave:

  • non ignorare russamento abituale e sonnolenza diurna;
  • valutare il sonno in presenza di ipertensione o fattori di rischio vascolare;
  • aderire in modo costante alla terapia prescritta;
  • affiancare al trattamento uno stile di vita favorevole alla salute cardiovascolare.

L’apnea ostruttiva del sonno non è un disturbo benigno. È una condizione che può compromettere nel tempo la salute del cervello e aumentare il rischio di ictus, anche in modo silenzioso. 

Riconoscerla e trattarla, oltre che a un buon riposo, si rivela fondamentale per proteggere il cervello nel lungo periodo, come sottolineano anche le principali istituzioni sanitarie internazionali, tra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

 

FAQ: domande frequenti su OSAS e rischio ictus

Trattare l’OSAS riduce il rischio di ictus?

Le evidenze indicano che trattare l’OSAS riduce il carico di rischio cerebrovascolare. La terapia con CPAP (pressione positiva continua) migliora l’ossigenazione notturna, riduce i picchi pressori, attenua l’infiammazione sistemica e diminuisce la probabilità di recidive dopo un ictus.

Per questo oggi la gestione dell’OSAS viene considerata una vera e propria strategia di prevenzione neurologica, soprattutto nei soggetti ad alto rischio.

L’apnea ostruttiva del sonno aumenta il rischio di ictus anche senza pressione alta?

Si, l’OSAS può aumentare il rischio di ictus anche in assenza di ipertensione diagnosticata, attraverso meccanismi come ipossia notturna, infiammazione cronica e danno dei vasi cerebrali. Per questo l’apnea notturna è considerata un fattore di rischio indipendente.

Chi ha avuto un ictus dovrebbe fare uno screening per l’apnea notturna?

Si, nei pazienti che hanno già avuto un ictus, valutare la presenza di OSAS è utile per ridurre il rischio di recidive e migliorare il recupero neurologico. Lo screening del sonno è sempre più integrato nei percorsi di prevenzione secondaria.

Articolo del 22-01-2026

Dott.ssa Ginevra Del Giudice

Medico chirurgo, specialista in Malattie dell'Apparato Respiratorio. Esperto in Disturbi Respiratori nel Sonno AIPO-ITS. Iscritta nel Registro Nazionale degli Esperti in DRS AIPO-ITS. Esperto in Disturbi del Sonno AIMS (Associazione Italiana Medicina del Sonno). Master Universitario di II livello in “Pneumologia interventistica” presso Università Politecnica delle Marche. Dottore di ricerca in “Medicina Interna e Immunologia Applicata” Membro ERS, AIPO e AIMS. Autore di diverse pubblicazioni scientifiche per riviste nazionali ed internazionali!