Come mantenere buoni abitudini del sonno (anche in quarantena)

L’emergenza Coronavirus sta modificando radicalmente le nostre abitudini lavorative, familiari e non solo.

Ed è inutile negarlo: il periodo di quarantena a cui siamo sottoposti per il contenimento del contagio può influire negativamente anche sulla qualità e quantità del nostro sonno. Notti tormentate, risvegli continui e insonnia cronica sono, infatti, condizioni frequenti per buona parte di noi, costretti come siamo a una diversa e complessa gestione del tempo.

Anche l’ansia in questo periodo gioca un ruolo importante. Quanti di noi faticano a prendere sonno?
Quanti, invece, una volta addormentati riposano in modo non adeguato perché soggetti a continui risvegli?

Il circolo vizioso che può innescarsi è alquanto pericoloso: l’ansia impedisce di dormire bene, l’insonnia fa aumentare lo stato d’ansia. Certe cattive abitudini, poi, fanno la loro parte.

Un fatto è certo: dormire bene è fondamentale.

 

L’importanza di mantenere una buona igiene del sonno

Il cambiamento forzato dei classici ritmi quotidiani rappresenta un vero e proprio stravolgimento della nostra routine. Rimanere tutto il giorno tra le mura di casa, accompagnati da notizie allarmanti, mette a dura prova il nostro equilibrio psico-fisico.

Ancora, le potenziali tensioni nell’ambiente casalingo – determinate dalla convivenza coatta e continuativa, senza le pause garantite dagli impegni sociali e lavorativi – possono acuirsi, creando delle situazioni familiari di difficile gestione.

Non solo. Anche al nostro cervello, organo ritmico che tende a standardizzare i comportamenti, è richiesto uno sforzo. Anch’esso deve infatti adattarsi a questi inaspettati stravolgimenti dei ritmi quotidiani, rispondendo in maniera positiva a situazioni caratterizzate da un alto grado di stress.

Per questi motivi, è necessario riorganizzare la propria quotidianità in modo razionale, con una programmazione che consenta di dedicare del tempo alle attività che, nella solita vita ricca di impegni, difficilmente trovano lo spazio adeguato.

Ed è proprio in questo periodo di affaticamento emotivo che dobbiamo salvaguardare la qualità del sonno, applicando al contesto della quarantena quelle norme – sempre valide – utili a mantenere una buona igiene del riposo notturno.

La mancanza di ristoro, così come un sonno disturbato, possono provocare cambiamenti nel tono dell’umore, ma anche nervosismo, irrequietezza, irritabilità e malcontento generali. Tutti stati d’animo che, in questi giorni, possono acutizzarsi rendendo ancora più difficile la gestione di una situazione già di per sé delicata.

 

Come mantenere inalterato il ritmo sonno-veglia

Trascorrere la giornata tra le quattro mura domestiche, modificare le proprie abitudini lavorative e rinunciare forzatamente alla socialità sono fattori che possono indurci ad aumentare le ore di sonno.

Incrementare il tempo del riposo potrebbe però alterare il ritmo sonno-veglia. Infatti, se questo ciclo si presenta disordinato, si possono avere ripercussioni sulla qualità del sonno, con difficoltà ad addormentarsi o risvegli frequenti durante la notte.

Dunque, si consiglia di dormire al massimo otto ore, di svegliarsi presto al mattino ed esporsi alla luce del sole in modo da sincronizzare i tempi del sonno e della veglia con il nostro orologio biologico. Meglio poi evitare sonnellini pomeridiani (soprattutto se più lunghi di 20 minuti), che potrebbero interferire con il sonno notturno.

Il problema è addormentarsi? Il segreto è nell’abbandonare le preoccupazioni, almeno momentaneamente. Certo, non è per nulla facile. L’emergenza nazionale, coinvolgendoci in prima persona, può prendere il sopravvento e occupare ogni nostro pensiero.

In ogni caso, l’esercizio che dovremmo fare è di arrenderci al sonno, cercando di ritagliarci, almeno nelle ore serali, un momento per il relax: si può meditare, leggere o ascoltare musica, così da razionalizzare gli stati d’ansia generati durante la giornata, offuscando l’area razionale del nostro cervello.

Ci sono anche altri accorgimenti e buone abitudini da cui trarre giovamento in questa situazione di isolamento ed emergenza:

  • Evitare il consumo di bevande alcoliche e drink Chi ha problemi di insonnia non dovrebbe mai concedersi bevande alcoliche prima di coricarsi. L’alcool, infatti, induce un sonno leggero e superficiale, che non permette al cervello di riposare, determinando solo l’interruzione temporanea di alcune attività cerebrali. Da evitare anche bevande a base di cioccolato, ginseng o caffè che hanno un potenziale eccitante e stimolante che, oltre all’insonnia, potrebbe scatenare ulteriore tensione e irritabilità. Una bevanda calda – camomilla o tisana che sia – costituisce un valido aiuto nel rilassarsi.

 

  • No all’utilizzo di dispositivi elettronici – Gli schermi LED dei dispositivi elettronici emettono luce blu, che penetra fino alla retina e, oltre ad affaticare gli occhi, influisce negativamente sul rilascio di melatonina, sostanza che regola i ritmi sonno-veglia. Se questa sostanza viene prodotta in maniera irregolare, può impattare sulla quantità e qualità del sonno. Si consiglia quindi di spegnere cellulari, tablet, reader per ebook almeno mezz’ora prima di coricarsi – cosa che deve ovviamente avvenire a un orario consono, per evitare di scambiare il giorno con la notte!

 

  • Attività sportiva, ma solo al mattino – Mens sana in corpore sano, scriveva Giovenale. A buon titolo, diciamo oggi. Lo sport e l’attività fisica sono i migliori personal trainer del cervello, anche nella propria dimora. Gli esperti ricordano che l’allenamento svolto anche tra le mura di casa (come è d’obbligo almeno fino a nuove disposizioni governative) svolge un’azione neuroplastica, che consente di resettare la mente, fornire nuova energia ed eliminare stati ansiogeni. Lo sport contribuisce anche a produrre molecole che favoriscono il buon umore, come le endorfine e la serotonina, e a ridurre i livelli di cortisolo nel sangue, l’ormone dell’ansia e dello stress. Attenzione, però. Il consiglio è di allenarsi almeno sei ore prima di coricarsi, perché il corpo rimane in uno stato di eccitazione e iperattività nelle ore successive.

Fondamentale è anche avere una camera da letto buia, silenziosa, comoda e con una temperatura compresa tra i 16°C e i 23°C, per ridurre la probabilità di risvegli notturni. Importante è poi mantenerla ordinata e pulita: attività che può costituire un ottimo diversivo per le lunghe giornate da passare a casa.

Consigli a parte, la conclusione è chiara. Anche se sembra che al momento vi siano altre priorità, il sonno e la sua qualità non vanno mai trascurati.

Approfittate di questi momenti per capire l’origine delle vostre notti tormentate. L’ansia è generata da questa situazione? Oppure il disturbo è ricorrente e supera le contingenze del momento? In quest’ultimo caso, approfondire le cause sottostanti è fondamentale.

Russamento, microrisvegli e sonnolenza diurna possono essere la spia di patologie più gravi, prima tra tutte l’apnea notturna nel sonno.

Come mantenere la giusta alimentazione in quarantena?

L’alimentazione in quarantena non va trascurata. Il sovrappeso, infatti, è un fattore di rischio di diverse patologie tra le quali l’apnea notturna.

In questo periodo, costretti a rimanere tra le quattro mura di casa, la fame da noia o quella nervosa sono, purtroppo, dietro l’angolo. Le tentazioni dei comfort food risultano più che mai irresistibili.

Così, rischiamo di prendere peso con conseguenze rilevanti – non solo sulla linea, ma soprattutto sul nostro stato di salute generale, soprattutto in presenza di patologie pregresse.

Il problema è alquanto sfaccettato. Si tende infatti a:

  • mangiare in modo sregolato non rispettando i consueti orari,
  • cadere nella trappola di spuntini e merende non salutari e
  • aumentare le porzioni durante i pasti.

Come ovvio, le ripercussioni più gravi di tali comportamenti alimentari sono a carico di pazienti con patologie croniche: insomma, chi soffre di obesità o sovrappeso, con apnee nel sonno annesse, dovrebbe fare particolare attenzione, soprattutto in questo periodo.

Vediamo allora come l’alimentazione in quarantena può aiutare a ridurre il rischio di compromettere la propria salute.

Quali sono i rischi (soprattutto per chi è già in sovrappeso)?

I pericoli associati alla vita sedentaria – peso eccessivo, aumento dell’indice glicemico, del colesterolo HDL e dei trigliceridi – risultano più importanti tra le categorie di persone a rischio, ovvero già interessate da condizioni croniche di tipo cardiovascolare, metabolico e respiratorio, come i soggetti obesi.

Per quanto riguarda le patologie respiratorie che si possono aggravare nel paziente obeso, qualora non rispetti le indicazioni nutrizionali, vi è sicuramente la sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS), un disturbo caratterizzato da episodi ripetuti di ostruzione delle vie aeree superiori durante il riposo notturno.

E, come sappiamo, l’aumento di peso – che, in questo periodo, è davvero dietro l’angolo – potrebbe portare a un peggioramento della malattia.

Alimentazione in quarantena: cosa mangiare e cosa no

Tutti noi siamo soliti a una spesa prefissata, che ripetiamo quasi meccanicamente settimana dopo settimana, alimentando le buone e le cattive abitudini che caratterizzano i nostri pasti.

Perché non sfruttare la quarantena per cimentarci nella preparazione di nuove pietanze? L’importante è seguire queste regole:

  • Frutta — Si consiglia di assumere molta frutta, soprattutto prodotti di stagione, ricchi di vitamine, che aiutano il nostro corpo a difendersi dalle infezioni. Sì a mele e limone, per il loro contenuto di vitamine A e C, ma anche lamponi o mirtilli, che contengono molecole antiossidanti. Avete pensato alla preparazione di frullati o centrifugati?

 

  • Verdura — Per quanto riguarda la verdura, si può scegliere tra fagiolini o asparagi dalle proprietà dimagranti, oppure prediligere l’insalata, dal potere saziante. Ottimo anche il cavolfiore, da consumare come contorno o in una vellutata. Le barbabietole, infine, contengono molto ferro e acido folico, che consentono di migliorare le prestazioni del corpo e della mente.

 

  • Carboidrati — Scegliete cereali con un basso indice glicemico, alternandoli con quelli senza glutine come grano saraceno, quinoa, riso basmati, riso integrale, miglio, avena e pasta integrale. I carboidrati complessi andrebbero consumati massimo due-tre volte alla settimana, abbinandoli a verdure e proteine.

 

  • Proteine — Per soddisfare il fabbisogno di proteine, si consigliano sia proteine di origine vegetale, contenute per esempio nei legumi, sia quelle di origine animale. Via libera alle carni magre e bianche, ottimo anche il pesce, come merluzzo, salmone e sardine, ricchi di acidi grassi omega-3, uova e formaggi magri. La carne rossa andrebbe consumata al massimo una volta alla settimana, meglio se a pranzo.

 

  • Zuccheri — Limitate gli zuccheri, sia semplici sia complessi. In particolare, si può sostituire il comune zucchero bianco, ossia il saccarosio, con zucchero di cocco o miele, oppure, ancora meglio, di acacia o di castagno.

 

  • Condimenti — Per condire piatti e alimenti ci sono diverse opzioni salutari tra cui scegliere, anche in relazione alla pietanza: olio extravergine d’oliva, limone, aceto di mele o aceto balsamico senza zuccheri, caramello e coloranti.
    Non andrebbero utilizzate salse come maionese o ketchup, ma si possono sempre preparare delle salse con yogurt o kefir. È concessa in quantità molto limitata la senape, se di buona qualità. Sono sconsigliati i soffritti ma, se si vogliono mangiare verdure cotte ripassate in padella, si dovrebbe scaldare l’olio con l’aglio e il peperoncino, se gradito, senza mai portare l’olio ad alte temperature.

 

  • Dolci, snack e merende — Avendo libero accesso al frigorifero e alla dispensa H24, gli spuntini e le merende possono diventare frequenti, più come riempitivo di tempo che per necessità.
    Bisogna però cercare di limitarli, ovviamente, soprattutto se in queste occasioni si tende a consumare dolci, merendine, patatine e altri junk food. Sostituiteli con olive verdi, frutta secca, cruditè, soia tostata, arachidi in guscio o semi di zucca tostati. Dato che il tempo a disposizione non manca, ci si potrebbe cimentare nella preparazione di torte, utilizzando farina integrale, semi-integrale, di avena o di altro cereale, poco zucchero e un filo d’olio.

 

  • Attenzione all’intestino — Per mantenere la regolarità, soprattutto se il cambiamento forzato di stile di vita comporta un aumento della sedentarietà, occorre avere cura della flora batterica intestinale, fornendo alimenti che contengono probiotici, come yogurt o fibre, contenute in legumi, frutta, verdura e prodotti integrali.

 

  • Liquidi — È sempre raccomandato bere almeno 8-10 bicchieri di acqua naturale durante la giornata, limitando al massimo il consumo di alcolici. Via libera alle tisane: tra le più consigliate abbiamo le bevande a base di betulla, tarassaco, liquirizia, curcuma, erica, ibisco, sambuco, equiseto o pilosella.

 

Se vi avanza tempo, dedicatelo alla riorganizzazione del frigorifero, posizionando in contenitori ermetici alimenti grassi, come il formaggio, così da non attirare la vostra attenzione. Nella dispensa, invece, riponete nei ripiani più alti (dunque difficilmente raggiungibili!) gli alimenti non salutari, tra cui merendine, creme di cioccolato, snack e insaccati.

Per il resto, se già soffrite di obesità o sovrappeso, non dimenticate di chiedere consiglio al medico, soprattutto in presenza di complicanze come le apnee notturne del sonno.

Ricordiamoci, infatti, che l’alimentazione in quarantena rappresenta un’utile arma per rafforzare il sistema immunitario e mantenere o migliorare il proprio stato di salute.

Coronavirus: quali rischi per i pazienti con apnee notturne? Il parere dell’esperto

L’11 marzo scorso, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato lo stato di pandemia: il Coronavirus COVID-19 ha raggiunto ben più di 100 nazioni, con oltre 200 mila contagi e circa 8000 decessi. I numeri crescono, il virus è ormai diffuso in tutto il mondo. Mentre dalla Cina vi sono conferme di un rallentamento della diffusione, l’Italia è ancora in prima linea nella lotta a quello che è stato definito un nemico invisibile.

Purtroppo, nei giorni e nelle settimane a venire, gli esperti in virologia ed epidemiologia prevedono un aumento dei contagi, dei morti e dei paesi colpiti. E, nel nostro paese ma non solo, l’attenzione è puntata sulle categorie maggiormente a rischio, dunque anziani e soggetti con malattie croniche.

Come è ormai noto, le raccomandazioni delle autorità sanitarie non sono di certo tardate. Già con il DPCM dell’8 marzo, si è chiesto agli over 60 e alle persone affette da una o più patologie croniche di evitare di uscire dalla propria abitazione o di farlo solo in casi di stretta necessità. Con il passare dei giorni, le direttive si sono fatte sempre più stringenti.

In questo scenario, dinnanzi a un virus che – nei casi più gravi – colpisce le vie aeree inferiori, la domanda sorge pressoché spontanea. Qual è il legame tra apnee del sonno e Coronavirus? Vi sono dei rischi maggiori? Abbiamo intervistato il dott. Carlo Iadevaia, pneumologo, per fare chiarezza in merito.

 

Gli individui che soffrono di apnee del sonno sono maggiormente esposti al rischio Coronavirus?

In genere, tutti i pazienti affetti da malattie croniche, soprattutto cardio-respiratorie, sono più a rischio di avere complicanze gravi qualora contraessero l’infezione da Coronavirus.

È comunque bene sottolineare che la maggior parte dei pazienti infetti sani non va incontro a complicanze gravi. Tuttavia, risultano più colpiti gli individui di mezz’età e di sesso maschile. Attenzione, poi. L’obesità è considerata un fattore di rischio importante e, come sappiamo, sono molti i soggetti apnoici in eccesso ponderale.

Ad oggi, non ci sono tuttavia dati epidemiologici che correlino l’apnea notturna con un maggiore rischio di contrarre l’infezione.

 

Quali sono le conseguenze a cui i soggetti affetti da apnee notturne possono andare incontro se colpiti da Coronavirus?

I sintomi più comuni dell’infezione da Coronavirus COVID-2019 sono molto simili a quelli di un’influenza stagionale o del comune raffreddamento.

I pazienti apnoici, però, possono manifestare un peggioramento della qualità del sonno e della tolleranza alla CPAP, qualora presentino rinite, ostruzione nasale e tosse.

Purtroppo, in caso di pazienti già in terapia con CPAP, particolarmente obesi, in ossigenoterapia e/o broncopatici o asmatici, l’infezione potrebbe scatenare o precipitare in una insufficienza respiratoria, con tutte le conseguenze del caso.

Ci sono soluzioni particolari da adottare in questo caso, in ottica sia di prevenzione sia di cure?

Da un lato, rimangono sicuramente valide le indicazioni generali di protezione che abbiamo ricevuto dal Ministero della Salute e dagli organi preposti.

Nel caso di pazienti con CPAP, l’uso di farmaci sintomatici e decongestionanti nasali nelle forme di infezione lieve può aiutare a tollerare meglio la terapia notturna. In caso questi sintomi peggiorino e vi sia la comparsa di dispnea, l’ossigenoterapia si rivela sicuramente più adatta come terapia.

Da un po’ di anni, l’utilizzo di filtri antibatterici non è più comunemente raccomandato con le CPAP, in quanto potrebbe peggiorare le performance del macchinario stesso. In alcuni casi selezionati, soprattutto laddove vi sia raffreddamento, possono però rivelarsi utili per evitare un contaminazione della CPAP.

Infine, in caso di sintomi respiratori, soprattutto vista la recente situazione epidemiologica, è necessario fare molta attenzione all’utilizzo della CPAP, in quanto il flusso d’aria, se si usa in particolare una maschera oronasale, potrebbe favorire la dispersione di germi nell’ambiente e facilitare il contagio tra persone che condividono la stanza nella notte.

La CPAP può essere uno strumento utile nella gestione dei pazienti con Covid19?

La CPAP comunemente usata per la terapia della apnee notturne non è una terapia utile per la polmonite o l’insufficienza respiratoria grave da COVID-19. Sebbene questo acronimo si incontri frequentemente in rete, la CPAP per le apnee notturne differisce significativamente da quella utilizzabile in terapia intensiva. Infatti, in ambiente ospedaliero, la terapia CPAP è somministrata con particolari ventilatori polmonari, e comunque con appositi scafandri comunemente detti casco, ed è sicuramente più complessa e non gestibile a domicilio rispetto alla CPAP per l’OSAS.

Le apnee notturne nel mirino del legislatore

Un recentissimo studio a cura del CERGAS (Centro di Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale della SDA Bocconi) stima che in Italia più del 50% della popolazione tra i 15 e i 74 anni (di cui il 65% di genere maschile), ovvero 24 milioni di persone, soffrano di apnee ostruttive nel sonno (OSAS). Di questi, la metà è affetto da una forma moderata o grave della patologia.

L’elemento allarmante è che solo:

  • il 4% di questi ultimi si è sottoposto ad esame diagnostico per accertare la presenza della malattia
  • il 2% (circa 230.000 pazienti) è in cura.

La preoccupazione è giustificata dal fatto che le ricadute economiche e sociali di questo fenomeno sono ingentissime.

L’OSAS è associata infatti a un maggiore rischio di malattie cardiovascolari, neurologiche, metaboliche e oncologiche. E’ inoltre associata ad un maggiore ricorso ai servizi sanitari, un maggior rischio di incidenti automobilistici e domestici e a una riduzione della capacità lavorativa.

 

Perché questo dato preoccupa il legislatore?

L’impatto economico dell’OSAS è pesantissimo: la stima è di 31 miliardi di euro tra costi diretti (sanitari e non) e indiretti, di cui 17 attribuibili a mancata produzione e morti precoci per patologie correlate.

Sebbene nel 2016 la Conferenza Stato Regioni abbia licenziato un documento d’intesa sul modello diagnostico e terapeutico da perseguire per l’OSAS, solo la Regione Puglia è a buon punto nella sua realizzazione.

A fronte di questo ritardo, il Parlamento sta discutendo due risoluzioni in materia di prevenzione, diagnosi e cura della sindrome delle apnee ostruttive del sonno con l’obiettivo di impegnare il Governo ad adottare tutte le azioni necessarie a facilitare l’accesso alla diagnosi e cura dell’OSAS, ponendo le basi per un approccio clinico uniforme e multidisciplinare a livello nazionale.

 

Il parere degli esperti

Nel mese di febbraio alcuni tra i principali specialisti italiani di disturbi respiratori del sonno sono stati convocati dalla Commissione Affari Sociali per consentire al legislatore di approfondire le criticità attinenti sia la sfera della salute dei pazienti sia le aree di debolezza dell’attuale sistema di diagnosi e cura della patologia.

A questo proposito, alcuni punti risultano particolarmente significativi.

 

Legame tra OSAS e altre patologie

Come già detto, le complicanze sistemiche della sindrome dell’apnea ostruttiva nel sonno riguardano sia le patologie cardiovascolari sia quelle neurologiche.

 

Patologie cardiovascolari

Per quanto riguarda il primo aspetto, l’OSAS è strettamente legata all’ipertensione arteriosa: circa il 50% dei pazienti con apnee soffre di ipertensione arteriosa e viceversa. Questa percentuale aumenta ulteriormente nei pazienti affetti da ipertensione arteriosa resistente al trattamento, nei quali la prevalenza delle apnee ostruttive raggiunge quasi il 90%, soprattutto nella popolazione maschile.

Inoltre, l’ipertensione arteriosa del paziente apnoico ha caratteristiche tali da causare un danno d’organo sistemico più grave rispetto al caso dei pazienti non apnoici: questo perché i pazienti con apnee notturne non beneficiano del calo fisiologico della pressione durante il sonno e sono quindi esposti a rischi maggiori.

L’altro aspetto clinico fondamentale nei pazienti con apnee é lo stretto legame tra apnee e aritmie. I pazienti apnoici sono soggetti a un aumento del rischio di morte cardiaca improvvisa su base aritmica.

In più, le apnee sono anche strettamente legate alla fibrillazione atriale che, a sua volta, determina un aumento del rischio di ictus e l’accelerazione dei processi di aterosclerosi e degli indici di infiammazione, tutti fenomeni questi in grado di danneggiare le pareti vascolari e aumentare la rigidità arteriosa.

 

Patologie neurologiche

Ultimo punto è quello del legame tra le apnee ostruttive nel sonno e il deterioramento cognitivo.

Da un lato, la sonnolenza e il sonno disturbato compromettono le prestazioni lavorative, dall’altro causano l’alterazione del liquido cerebro-spinale con conseguente accumulo, nel sistema nervoso centrale, delle proteine implicate nelle patologie neuro-degenerative a carico del sistema nervoso centrale.

Inizialmente, quando si è studiata la relazione delle apnee ostruttive con il deterioramento cognitivo, il legame più solido trovato è stato quello con la demenza di tipo vascolare; in realtà, con gli anni, la ricerca ha dimostrato che c’è un legame stretto anche con la neurodegenerazione di per sé.

Un elemento molto importante è che sembra che il deterioramento cognitivo sia reversibile, quindi, di nuovo, una diagnosi precoce permetterebbe di bloccare questo processo e di recuperare parte di ciò che è stato danneggiato.

Infine, ci sono sempre più evidenze del fatto che problemi respiratori notturni peggiorino il quadro in caso di demenza frontotemporale e di patologie del motoneurone come la SLA.

 

L’OSAS in età pediatrica

Si stima che il 12% dei bambini italiani abbia problemi di russamento e che il 3-4% soffra della sindrome delle apnee ostruttive del sonno. Ciò che preoccupa maggiormente, però, è che questi disturbi non sono patologie di tipo acuto (con un inizio, un decorso e una completa risoluzione), bensì rappresentano l’inizio di un percorso di cronicità con un forte impatto sulla salute e la qualità di vita dei bambini stessi, nonché sulla spesa sanitaria.

Ad esempio, si è scoperto che in questi bambini si verificano, a livello dell’endotelio vasale, danni precoci che potrebbero essere la causa di ipertensione da adulti.

In generale, si è riscontrato che questi bambini:

  • hanno grossi problemi neuro comportamentali
  • hanno una ridotta capacità di attenzione
  • per svolgere un compito devono arruolare un’area cerebrale molto più ampia rispetto ai coetanei che non hanno questi disturbi
  • hanno un vocabolario molto ridotto rispetto ai loro coetanei.

E’ quindi evidente l’importanza di intercettare queste patologie attraverso una diagnosi tempestiva e un appropriato percorso di cura.

 

L’OSAS come malattia cronica

Durante l’audizione è stato sottolineato come l’OSAS, sebbene attualmente gestita come patologia acuta, in realtà soddisfi tutti i requisiti per essere considerata una patologia cronica:

  • è una  patologia i cui sintomi, con il passare del tempo, non si risolvono, ma, al massimo, si attenuano grazie all’impiego di terapie appropriate
  • può essere diagnosticata con appositi strumenti anche a casa del paziente (mediante polisonnografia domiciliare)
  • può essere trattata a domicilio grazie all’utilizzo di appositi dispositivi terapeutici (p.es. la CPAP).

Infine, l’OSAS ha anche una diffusione paragonabile a quella dell’ipertensione arteriosa e nettamente superiore a quella del diabete, che godono invece dello status di ‘patologie croniche’.

Perché è importante che l’OSAS sia riconosciuta come patologia cronica e invalidante? Il motivo risiede nel fatto che le patologie croniche e invalidanti sono inserite nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), ovvero le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale (SSN) è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di un ticket.

Questo darebbe alla patologia una dignità maggiore e renderebbe più facile per il Sistema Sanitario Nazionale realizzare percorsi di diagnosi e cura adeguati su tutto il territorio.

 

A cura del Team SonnoService

 

Riferimenti

Studio CERGAS – https://www.sdabocconi.it/it/news/19/7/la-prima-analisi-dellimpatto-socio-economico-delle-apnee-ostruttive-del-sonno-osas-in-italia

Audizioni alla Camera sulla cura delle apnee ostruttive nel sonno – https://webtv.camera.it/evento/15976

Audizioni alla Camera sulla prevenzione delle apnee ostruttive nel sonno – https://webtv.camera.it/evento/15965

 

 

 

 

 

 

 

 

Polisonnografia domiciliare: quali sono i benefici?

Polisonnografia domiciliare: cardio-respiratoria o neurologica? SonnoService ti dà la possibilità di eseguirle entrambe, su tutto il territorio nazionale e direttamente a casa tua, rispondendo alle necessità di adulti e bambini che soffrono – o pensano di soffrire – di determinati disturbi del sonno di natura respiratoria o neurologica.

Ma quali sono i principali benefici a favore della scelta di effettuare la polisonnografia a casa invece che in ospedale o in un centro del sonno e, in particolare, con SonnoService?

 

I vantaggi della polisonnografia domiciliare con SonnoService

 

  • Tempi brevi – La scelta del giorno e dell’orario della polisonnografia avviene secondo le tue esigenze. Tempi di attesa? Completamente azzerati. Infatti, non appena avrai la necessità di eseguire una polisonnografia domiciliare, SonnoService ti darà la possibilità di eseguirla nel minor tempo possibile.

 

  • Comodità – L’ambiente di casa rappresenta una zona di assoluto confort in cui ci si sente a proprio agio e si possono mantenere le proprie abitudini. Il giorno dell’esame non viene intaccata la tua routine serale e il mattino seguente, dopo una nottata trascorsa nel tuo letto, sarà un tecnico a ritirare il dispositivo, in attesa che venga stilato il referto.
  • Medici specialisti in Medicina del Sonno a tua disposizione – SonnoService si avvale di Medici Esperti in Medicina del Sonno altamente qualificati, in grado di seguirti in tutto il percorso diagnostico-terapeutico. Vi sono Medici specialisti in molti settori, tra cui pneumologia, otorinolaringoiatria, neurologia, odontoiatria, neurofisiologia, neuropsichiatria infantile e neurofisiopatologia, capaci di identificare e definire la miglior terapia per risolvere il tuo problema.

 

  • Assistenza qualificata, immediata e continuata: dalla prenotazione alla lettura del referto – Già nella prima fase di prenotazione, gli operatori (contattabili in chat o tramite numero verde) sapranno guidarti nel percorso di prenotazione. Non solo: un tecnico specializzato ti consegnerà a domicilio il polisonnigrafo, provvederà a programmarlo, aiutarti a indossarlo e ti illustrerà come compilare il Diario del Sonno. Si occuperà anche del ritiro dell’apparecchiatura: scaricherà i dati registrati per trasmetterli al Medico specialista in Medicina del Sonno, che stilerà il referto. I risultati? Ti verranno consegnati direttamente a casa.

 

Insomma, i vantaggi della polisonnografia domiciliare sono ormai chiari… ma come prenotarla?

 

Come prenotare una polisonnografia domiciliare

Per eseguire una polisonnografia a domicilio, il primo passo è la prenotazione dell’esame stesso. Puoi procedere in vari modi:

  • Direttamente sul sito SonnoService – Per effettuare una polisonnografia a domicilio, prenotando direttamente sul sito web, è necessario cliccare qui e selezionare la tipologia di polisonnografia a cui ti devi sottoporre: Polisonnografia cardio-respiratoria domiciliare oppure Polisonnografia neurologica domiciliare. A questo punto, puoi procedere con la selezione della provincia, del Medico di riferimento e della data in cui si vuole effettuare l’esame. Concluso l’acquisto, un Tecnico di Neurofisiopatologia ti contatterà per confermare giorno e orario di consegna del polisonnigrafo.

 

  • Tramite il numero verde 800.635.040 – Per prenotare una polisonnografia a casa, è possibile chiamare il numero verde e parlare direttamente con un operatore che ti fornirà il supporto e le informazioni necessarie per procedere con la prenotazione dell’esame, nella data più consona alle tue esigenze. Seguirà poi un contatto con un Tecnico di Neurofisiopatologia, per la definizione dell’appuntamento.

 

  • Tramite il modulo di contatto presente sul sito SonnoService – In alternativa, puoi anche compilare il modulo di contatto online e lasciare i tuoi dati: in tal caso, verrai ricontattato in tempi brevissimi da un operatore in grado di fornirti tutte le delucidazioni necessarie e accompagnarti passo a passo nella prenotazione della polisonnografia domiciliare.

 

  • Tramite la chat gestita dal nostro Tecnico di Neurofisiopatologia – In modo ancor più immediato, puoi contattare i nostri esperti tramite il servizio chat, presente sulle pagine del portale SonnoService in basso a sinistra:  avrai così la possibilità di parlare con un Tecnico di Neurofisiopatologia, che sarà al tuo fianco per tutti i dubbi inerenti i disturbi del sonno e le patologie a esso correlate. Ovviamente, troverai un supporto anche per procedere con la prenotazione dell’esame.

 

Prenotazione della polisonnografia a casa fatta? Bene, ora è arrivato il momento vero e proprio dell’esame!

 

Come si svolge la polisonnografia a casa

Non servono molte spiegazioni: l’esecuzione della polisonnografia domiciliare è molto semplice e, soprattutto, non è assolutamente invasiva.

Una volta prenotato l’esame, il pomeriggio prima della polisonnografia, un tecnico di neurofisiopatologia attiverà la strumentazione e ti aiuterà a indossare sopra la maglietta intima:

  • le fasce per registrare i movimenti toracici e addominali,
  • un pulsossimetro da dito per rilevare la saturazione del sangue e la frequenza cardiaca,
  • una cannula nasale per rilevare il flusso respiratorio,
  • un sensore per il russamento e
  • un sensore di posizione.

Tutti questi dispositivi effettueranno il monitoraggio dei parametri vitali per tutta la notte e i dati rilevati saranno disponibili la mattina successiva.

Si dovrà poi compilare un diario del sonno e un questionario, per annotare l’andamento della notte e la propria condizione psico-fisica.

Come abbiamo già visto, il giorno seguente un tecnico ritirerà l’apparecchiatura e le registrazioni di tutti i parametri fisiologici. In 48 ore, ti arriverà il referto firmato da un Medico specialista in Medicina del sonno.

Sospetto OSAS: come muoversi?

Avete sentito parlare di “sospetto OSAS”, ma non vi è chiaro di cosa si tratti?

Ci pensiamo noi a fare chiarezza, facendo un passo indietro, nel tentativo di ricostruire insieme il “profilo-tipo” del soggetto colpito da OSAS, i campanelli d’allarme e, soprattutto, cosa fare quando si sospetta una apnea notturna.

 

Quando parliamo di OSAS?

OSAS, sì, ma cosa significa?

Alla lettera: Obstructive Sleep Apnea Syndrome che, tradotto, vuol dire Sindrome delle Apnee Ostruttive nel Sonno, ovvero, quei disturbi respiratori che si manifestano quando si dorme, provocando una anomala interruzione del respiro che, se ripetuta più volte e in maniera prolungata nel tempo, genera microrisvegli (di cui siamo quasi ignari) che incidono negativamente sulla salute, determinando conseguenze anche gravi, di natura cardiovascolare, neurologico e comportamentale.

Non sentitevi soli. A essere colpiti da OSAS, solo nel nostro Paese, si stima siano più di 12 milioni di persone.

 

Ma chi dovrebbe avere il “sospetto OSAS”?

A questo proposito, può essere utile provare a inquadrare il profilo-tipo del paziente con apnee.

C’è da fare una premessa: è tutt’altro che semplice definire il  paziente – tipo e l’approccio richiesto per farlo è multidisciplinare.

A scendere in campo, infatti, possono essere diversi specialisti, purché siano tutti esperti in medicina del sonno: parliamo di pneumologi, neurologi, cardiologi, otorinolaringoiatri e  odontoiatri.

Perché questo? Semplicemente perché le Apnee Notturne sono da ricollegare a più cause e fattori di rischio, ovvero:

  • Sovrappeso o, addirittura, obesità: questa è sicuramente una tra le cause più importanti. L’eccesso di grasso, infatti, si riversa anche nei tessuti molli del collo, con un peggioramento delle condizioni dei muscoli faringei. Dormendo, ci si rilassa e ciò provoca una caduta del tono della muscolatura che – se pressata da uno strato adiposo eccessivo – può ostruire lo spazio di passaggio dell’aria, compromettendo la ventilazione. Dunque, una lingua ingrossata dal grasso viscerale, tonsille più gonfie del palato molle o un collo con un diametro eccessivo possono peggiorare la condizione anatomica preesistente.

 

  • Deviazione del setto nasale: già, questa anomalia strutturale può incidere sul corretto respiro di notte (e non solo!).

 

  • Particolari alterazioni anatomiche: tonsille gonfie (molto comuni tra i più piccoli), mandibola piccola o ugola grande possono ridurre il calibro di aria che passa attraverso la faringe, durante la respirazione notturna.

 

  • Familiarità: si dice, tale padre tale figlio. Ma non sempre è un bene! Se il russamento, ad esempio, è comune a più familiari – così come le apnee, se già precedentemente diagnosticati, allora potrebbe esserci una predisposizione a sviluppare il disturbo. Badate bene, quindi.

 

  • Fumo, alcol e abuso di farmaci: in poche parole, abitudini non sane e delle quali è bene non abusare. Parlatene al vostro medico se temete che possano in qualche modo incidere sul vostro riposo notturno.

 

Quali sono i campanelli d’allarme di un “sospetto OSAS”?

Non uno, non due, ma 10 campanelli d’allarme. Forse, è ora di ascoltarli. Eccoli qui:

  1. Russamento
  2. Spossatezza e sonnolenza diurna.
  3. Difficoltà a prestare attenzione e a concentrarsi per lungo tempo.
  4. Difficoltà a memorizzare e vuoti di memoria.
  5. Colpi di sonno (alla guida, ma non solo).
  6. Mal di testa frequenti.
  7. Sudorazione mentre si dorme.
  8. Nicturia
  9. Risvegli improvvisi legati a una sensazione di soffocamento.
  10. Bocca asciutta al risveglio.

 

Cosa fare quindi in questi casi?

Dulcis in fundo: ecco cosa fare! Per prima cosa, MAI ignorare il problema. Parlatene con il vostro medico o, se vi rendete conto che è il sonno a essere compromesso, scegliete uno Specialista in medicina del sonno.

Una volta posto il sospetto di OSAS, infatti, ci si dovrà sottoporre a un esame, la polisonnografia (anche a domicilio, come i servizi offerti da SonnoService), per permettere, in tutta tranquillità al paziente, di diagnosticare l’eventuale presenza di roncopatie e apnee, identificandone la frequenza e la gravità. Per saperne di più leggi anche l’articolo osas diagnosi.

In base alla gravità del disturbo, si valuterà il migliore approccio terapeutico, con follow up periodici multidisciplinari. Soluzione? Molto spesso la soluzione migliore è la CPAP ma niente timori!

Si tratta di una terapia ventilatoria non invasiva, in grado di garantire un corretto afflusso di aria, contrastando il collasso delle vie aeree superiori.

Ora, non resta che mettersi alla prova, magari partendo dal  Test del Sonno online per capire, attraverso poche e semplici domande, qual è il vostro rischio di soffrire di osas.