Sindrome da fase di sonno ritardata

Puntualmente in ritardo

A meno che non abbiano un altro disturbo del sonno come l’apnea del sonno, le persone con tale disturbo possono dormire bene e avere una normale necessità di dormire. Tuttavia è per loro molto difficile svegliarsi in tempo per una tipica giornata scolastica o lavorativa. Ma se autorizzati a seguire i propri ritmi, per esempio dormire dalle 4 del mattino a mezzogiorno, dormono sonni tranquilli, si risvegliano spontaneamente, e non avvertono più quell’eccessiva sonnolenza diurna.

Cronoterapia, spostare le lancette del proprio orologio biologico

La sindrome da fase di sonno ritardata, equamente distribuita tra uomini e donne, si sviluppa di solito nella prima infanzia. Se compare invece in età adolescenziale, o scomparirà del tutto entro l’inizio dell’età adulta, oppure questa diventerà una condizione permanente. È importante quindi per diminuire il disagio sociale, la scarsa concentrazione, risincronizzare il proprio orologio biologico. L’utilizzo combinato di un integratore di melatonina e luminoterapia è la base per la cura. La luce, infatti, è un inibitore di un ormone che ci aiuta ad addormentarci, la melatonina appunto, che verrà integrata nei momenti serali per indurci il sonno in anticipo.

Sindrome da fase di sonno anticipata

Una terapia puntuale

Esiste oggi una cura specifica dedicata per la sindrome da fase di sonno anticipata, la luminoterapia, che consiste nel ritardare progressivamente di 30-60 minuti per notte il momento in cui andare a letto e, lasciando spontaneo l’orario del risveglio alla mattina. L’esposizione ad un ambiente intensamente illuminato nel pomeriggio tardi o nelle prime ore della sera, quando si andrebbe a dormire spontaneamente, può aiutare a spostare in avanti il momento del sonno.

Niente deroghe

Non sono consentite eccezioni, nemmeno per un giorno, a rischio di ricadere nella sindrome. Il trattamento richiede quindi che il paziente venga edotto dei concetti alla base della terapia e che sia davvero motivato a eseguirla: è essenziale inoltre, per un esito positivo, la collaborazione dei familiari.

Sindrome da jet-lag

I sintomi da alterazione dell’orologio biologico

L’orologio biologico ci consente di addormentarci di notte e svegliarci di giorno, quando questo equilibrio viene però alterato per frequenti e lunghi viaggi, ecco che avvertiremo sintomi più o meno gravi: sonno disturbato, ridotta vigilanza, poca reattività durante il giorno, lieve malessere generale, dispepsia – difficoltà di digestione – e, per le donne, anche sintomi premestruali.

Come evitare il peggioramento del disturbo

Ci sono alcuni accorgimenti che possono essere adottati facilmente, così da evitare l’aggravarsi del disturbo. Un consiglio è di non privarsi del sonno a causa del viaggio, quindi cercare di alleviare lo stress – lo sappiamo, non è affatto facile -, ed evitare di rimanere seduti in posizione scomoda per molto tempo, oltre a moderare alcool e alimenti contenenti caffeina. Regolarizzare il proprio orologio biologico grazie all’esposizione alla luce con un programma che anticipi o ritardi la fase di sonno, la luminoterapia.

Sindrome da turnismo

I sintomi per riconoscerla

Conoscere questa sindrome significa saperla anche riconoscere. Tra i sintomi più diffusi, troviamo insonnia notturna e sonnolenza diurna – anche nei giorni di riposo -, alterazioni dell’appetito, irritabilità e nervosismo cronici, difficoltà di concentrazione e diminuzione della reattività, e per le donne anche cicli mestruali e ovulatori irregolari.

Cosa può comportare

L’interruzione continua del ciclo sonno-veglia può causare insonnia e/o sonnolenza eccessiva. Tale condizione, di solito, persiste finché si lavora in orari diversi da quelli consuetudinari. Una volta che il soggetto inizierà invece ad addormentarsi a orari normali, il problema tenderà a svanire. Alcune persone infine, nonostante abbiano da tempo cessato gli orari a turni di lavoro, continuano a soffrire di tale disturbo.

Dormitori brevi

Sintomi per i dormitori brevi e rimedi da evitare

Oltre a dormire meno di cinque ore a notte, un altro importante indicatore dell’appartenenza a questa categoria è necessitare di un sonnellino durante la giornata, poiché il soggetto probabilmente non dorme a sufficienza durante la notte, e il sonno diurno deve sommarsi al sonno notturno per raggiungere la quantità di sonno necessaria a garantirne la normale efficienza. Ricorrere all’utilizzo di farmaci ipnotici per aumentare le ore di sonno non è mai una buona idea, perché ai dormitori brevi non occorre dormire di più, e queste sostanze provocherebbero soltanto effetti collaterali indesiderati.

Le differenze con l’insonnia

Un dormitore breve non fa fatica a prendere sonno – e a mantenerlo -, chi soffre d’insonnia sì. Inoltre, la qualità del riposo di un dormitore breve è buona, mentre chi soffre d’insonnia ha una qualità del sonno assolutamente scadente, lamentando stanchezza e sonnolenza diurna.

Dormitori lunghi

Quali sono i sintomi dei dormitori lunghi?

Oltre al fatto di dormire regolarmente almeno dieci ore a notte, e di avvertire sonnolenza diurna nel caso non si riuscisse a farlo, i sintomi per adulti e bambini non sono poi molti. E soprattutto nei bambini non è affatto semplice riscontrarne i sintomi, poiché tutti i bimbi hanno bisogno di maggiori ore di sonno rispetto agli adulti: si considera quindi dormitore lungo un bambino che, regolarmente, dorme due ore in più rispetto alla media per età. Infine, discorso valido per gli adulti, è vivamente sconsigliato usare farmaci per aumentare la veglia, poiché comporterebbero solo effetti collaterali.

I numeri e le probabilità di essere un dormitore lungo

Circa il 2% degli uomini e l‘1,5% delle donne dormono almeno 10 ore al giorno. Anche la personalità del soggetto va tenuta in considerazione nell’analizzare la situazione, perché influenza considerevolmente il sintomo: le persone timide, introverse e depresse hanno infatti probabilità più alte di essere dormitori lunghi.