Russamento o roncopatia

Le cause del russamento da considerare

Quando russiamo il suono può essere piuttosto sgradevole: cerchiamo allora di capire meglio le cause, soprattutto per chi ci sta accanto. Tra quelle principali troviamo l’avanzare dell’età, il sovrappeso, l’obesità, l’utilizzo di tranquillanti e le alterazioni anatomiche come una deviazione del setto nasale, un’ipertrofia adenotonsillare, o una poliposi nasale.

Piccoli e pratici consigli

Esistono dei piccoli e pratici consigli da prendere in considerazione per limitare o diminuire il russamento. La prima linea di trattamento è quella di evitare il consumo di alcol, di farmaci ipnotici (come benzodiazepine) e il fumo, di dormire poco durante la notte e soprattutto in posizione supina. Oltre ad offrire questi consigli, è inoltre importante ricordare che il russamento può essere il primo allarme di un’Apnea Ostruttiva del Sonno (OSAS).

Sindrome delle Apnee Ostruttive (OSAS)

Tutto sulla sintomatologia diurna

Le apnee ostruttive nel sonno appartengono alla categoria delle apnee notturne.

Con l’aggravarsi delle OSA, si manifesta un quadro clinico complesso e con ripercussioni sul nostro benessere, denominato OSAS, Sindrome delle Apnee Ostruttive nel Sonno (dall’inglese, Obstructive Sleep Apnea Syndrome) caratterizzato da una specifica sintomatologia diurna: sonnolenza, affaticamento, cefalea mattutina, secchezza delle fauci, difficoltà a concentrarsi e problemi di memoria.

A questi sintomi principali, spesso, se ne associano altri come una facile irritabilità, repentini cambiamenti d’umore, depressione, tachicardia, ipertensione arteriosa, fino a un severo scompenso cardiaco denominato “cuore polmonare”. Non meno importanti sono inoltre le sintomatologie legate all’apparato digerente, causate sempre dai problemi respiratori, che comportano bruciori di stomaco ed esofago, aumento della frequenza delle minzioni notturne e forte sudorazione.

I fattori di rischio e la diagnosi strumentale

Sono molti i fattori di rischio dell’OSAS, primariamente legati a obesità, scarso tono muscolare, particolari caratteristiche strutturali-anatomiche delle vie aeree superiori (accumulo di grasso su faccia e collo, strutture palatali o mandibolari anomale, ipertrofie tonsillari) nonché a un’alimentazione e a uno stile di vita scorretti (consumo di alcolici, tabacco, sostanze eccitanti).

Il percorso di cura comincia da una diagnosi strumentale di OSAS richiede dunque una polisonnografia, ovvero il monitoraggio continuo di diversi parametri durante il sonno grazie a un polisonnigrafo. Trascorrere la notte in una struttura ospedaliera è però un disagio pratico e psicologico, per questo Sapio Life offre oggi il servizio di polisonnografia domiciliare SonnoService: comodo perché viene effettuato direttamente a casa del paziente e perché lo assiste in ogni fase, dall’applicazione dell’apparecchio fino alla consegna della registrazione per la refertazione.

Apnee Centrali

Le apnee centrali appartengono alla famiglia delle apnee notturne.

Questa sindrome è provocata dall’interruzione della respirazione durante il sonno per l’assenza di contrazione dei muscoli respiratori. All’origine del problema vi è la mancanza dell’impulso proveniente dai centri respiratori bulbari: in pratica, è come se il nostro cervello si “dimenticasse” di dare il comando della respirazione.

Le apnee centrali possono manifestarsi in maniera intermittente o ciclica (come nel caso del respiro periodico e di Cheyne-Stokes).

 

Apnee centrali: cause

Le apnee centrali sono più rare rispetto alle Apnee Ostruttive nel Sonno (OSAS) e alle Apnee Miste.

La causa di tale disturbo è da ricercare nella mancanza del controllo respiratorio nel tronco encefalico. Normalmente, il tronco encefalico è molto sensibile alle variazioni dei livelli di anidride carbonica nel sangue. Se questi sono elevati, per poterli abbassare il tronco encefalico stimola i muscoli della respirazione in modo che si contraggano con maggior vigore così da riuscire a produrre un respiro più veloce e profondo.

Nei pazienti che soffrono di apnee centrali si riscontra una minore sensibilità del tronco encefalico. Di conseguenza, i soggetti che soffrono di apnee centrali respirano meno profondamente e più lentamente della norma.

Le apnee centrali sono più frequenti in pazienti che presentano patologie cardiopatiche o deficit a livello del tronco encefalico.

La patologia può essere indotta anche dall’uso di farmaci che agiscono sul rilassamento del Sistema Nervoso Centrale (oppiacei) o da farmaci usati per alleviare il dolore. Anche la permanenza ad altitudini elevate può avere un effetto negativo.

Spesso le apnee centrali interessano chi ha uno scompenso cardiaco congestizio. In questo caso le apnee si manifestano con particolari caratteristiche e periodicità e prendono il nome di respiro di Cheyne-Stokes.

Questa sindrome è inoltre molto comune tra chi è affetto da malattie neuromuscolari (come la sclerosi laterale amiotrofica, SLA).

 

Apnee centrali: diagnosi

Anche per questa sindrome, così come per le apnee ostruttive nel sonno, l’esame di riferimento è la polisonnografia, ovvero il monitoraggio continuo di diversi parametri fisiologici durante il sonno attraverso uno strumento detto polisonnigrafo.

SonnoService offre al paziente la possibilità di effettuare comodamente la polisonnografia a casa usufruendo di un’assistenza personalizzata e rigorosa durante ogni fase dell’esame, dall’applicazione dell’apparecchio fino alla consegna del referto.

 

Apnee centrali: terapia

La terapia indicata nella maggior parte dei casi è una terapia di supporto. E’ inoltre raccomandata la non assunzione di oppiacei e altri farmaci soppressori del Sistema Nervoso Centrale. Si consiglia invece l’utilizzo della ventilazione non invasiva tramite CPAP o BILEVEL.

Respiro periodico e di Cheyne-Stokes

Crescendo-decrescendo, questo è il problema

Come in un ritmo che oscilla, la respirazione diventa dapprima sempre più profonda, aumentandone la frequenza respiratoria, per poi decrescere progressivamente fino a scomparire. Il nostro sistema di controllo respiratorio “percepisce” in ritardo le variazioni di aumento e diminuzione dell’ossigenazione del sangue e induce in ritardo i meccanismi di regolazione. Un po’ come quando ci si fa la doccia e non si trova la temperatura giusta.

Le cause dell’oscillazione

Ad oggi le principali cause riconosciute sono riconducibili a disturbi degli emisferi cerebrali, disturbi cardiaci, o anche nel caso in cui si respiri ad elevata altitudine, che induce variazione di pressione di ossigeno e anidride carbonica nel sangue.

Il trattamento

In alcuni casi, come per chi vive in posti ad elevata altitudine, non è necessario intervenire. In altri casi è invece necessario individuare le cause che contribuiscono alla nascita del respiro periodico e di Cheyne-Stokes, curandole con il trattamento terapeutico corretto (ad esempio nel caso di scompenso cardiaco occorre intervenire con una cura farmacologica), e affiancare un tipo di ventilazione corretta che contribuisce a stabilizzare il sistema di controllo respiratorio.

Ipertrofia delle adenoidi o delle tonsille

Ipertrofia delle adenoidi o tonsille, conseguenze sempre spiacevoli

La principale conseguenza dell’ipertrofia delle adenoidi e tonsille è la difficoltà a respirare, questa può provocare a sua volta rinosinusite cronica, deformità del palato (ogivale), malocclusioni dentarie, russamento e apnee nel sonno. Le conseguenze relative all’ipertrofia delle tonsille sono invece – oltre a russamento, apnee notturne e anomalie dentarie – infezioni dell’orecchio, reumatismo articolare acuto e infezioni renali.

Sotto i sei anni, da tenere sotto controllo

I due disturbi si manifestano soprattutto nei bambini, principalmente in quelli di età compresa tra i 2 e i 6 anni. È importante dunque non sottovalutare l’osservazione del bambino, sia di giorno a causa dell’inappetenza – spesso frequente -, sia durante il riposo notturno, poiché potrebbero presentarsi apnee con conseguenti pause di ventilazione.

Sindrome ipoventilazione-obesità

Alle origini del disturbo dell’ipoventilazione-obesità

L’eccesso di tessuto adiposo a livello diaframmatico rende il respiro affannoso e non permette agli alveoli di espandersi correttamente, diminuendone così gli scambi gassosi di ossigeno e, quindi, provocando un aumento di anidride carbonica. I sintomi sono molto simili a quelli riferiti alle apnee ostruttive del sonno, ovvero mal di testa, sonnolenza, russamento, bocca secca, insonnia e disturbi d’umore.

Dalla diagnosi alla terapia

La diagnosi si basa sull’esecuzione di un esame polisonnografico, per la valutazione e quantificazione degli eventi ostruttivi (russamento, apnee, desaturazioni, ecc), di una emogasanalisi in condizioni basali per la valutazione della quantità di anidride carbonica presente nel sangue, e di una spirometria per la valutazione della capacità respiratoria. La terapia migliore si basa quindi sulla riduzione del peso corporeo e dell’utilizzo di un ventilatore (CPAP o Bilevel).

Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO)

Sintomi e fattori di rischio

Due sono i sintomi principali della Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva, ovvero la tosse – cronica e più intensa al mattino – e una respirazione alterata chiamata dispnea – che compare gradualmente negli anni -, a volte accompagnati da respiro sibilante. I fattori di rischio sono sia individuali sia di origine ambientale: tra quelli individuali troviamo alcuni geni associati all’insorgenza della malattia, e patologie respiratorie complesse che contribuiscono allo sviluppo della BPCO, come l’asma. Tra i fattori ambientali ci sono quindi il fumo di tabacco, che accelera il decadimento della funzione respiratoria, e alcune infezioni respiratorie come bronchiti, pleuriti e polmoniti.

Come affrontarla al meglio

Ripristinare l’originaria funzionalità respiratoria non è possibile, ma ad oggi esistono due trattamenti in grado di apportare benefici: il primo è una cura farmacologica a base di broncodilatatori somministrati per via inalatoria, per dilatare le vie aeree e garantire il maggior flusso possibile, il secondo invece prevede l’ossigenoterapia con ventilazione meccanica.

Apparent Life-threatening events (ALTE)

Tutte le possibili cause

Le possibile cause degli episodi di Apparent Life-Threatening Event (ALTE) sono digestive – come il reflusso gastro-esofageo -, cardiovascolari – aritmie cardiache -, oppure legate a disturbi metabolici o genetici, ad avvelenamento da ossido di carbonio, o ad intolleranze – e dunque reazioni – acute a farmaci.

Le percentuali da considerare

In oltre l’80% dei casi, dopo un esame obiettivo mirato e gli opportuni accertamenti, è possibile ottenere una diagnosi specifica e studiare quindi un’adeguata terapia. Nel restante 20% dei casi, però, non è invece possibile formulare una diagnosi soddisfacente e si renderà così necessario mantenere il bambino in monitoraggio cardiaco domiciliare con registrazione degli eventuali eventi per i suoi primi 12 mesi di vita.

Sindrome della morte bianca in culla (SIDS)

Le cause ancora incerte

Le cause della SIDS, sindrome della morte bianca in culla, non sono state del tutto definite, tuttavia numerosi studi condotti a livello internazionale fanno pensare che più fattori possano determinare questo tragico evento e, tra questi, è ritenuto responsabile un complesso difetto del controllo involontario del respiro durante il sonno.

Comportamenti che riducono il rischio SIDS

La ricerca scientifica ha consentito di individuare alcuni fattori di rischio e di conseguenza quei comportamenti che negli ultimi anni hanno consentito di ridurre drasticamente l’incidenza della SIDS:

• posizione supina, nei primi mesi di vita la posizione più idonea per dormire è sulla schiena;

• non fatelo fumare, l’esposizione al fumo di sigaretta, sia durante la gravidanza, sia dopo la nascita, accresce considerevolmente il rischio di SIDS;

fresco è meglio, la temperatura ambientale ideale per il bambino è di 18-20°C. È importante tenerlo lontano da fonti di calore e non coprirlo troppo, se poi ha la febbre può aver bisogno di essere coperto di meno, mai di più;

• il succhiotto, l’impiego del succhiotto riduce il rischio SIDS. È tuttavia consigliabile che i bambini allattati al seno inizino a usarlo solo quando l’allattamento si è ben stabilizzato, per evitare ogni possibile interferenza.

Cosa fare?

L’applicazione dei semplici comportamenti illustrati hanno consentito di ridurre l’incidenza di SIDS di oltre la metà. In casi particolari si può ricorrere al monitoraggio cardiaco domiciliare, ovvero una sorveglianza continua e prolungata dell’attività cardiaca e respiratoria durante le ore di sonno del bambino per circa i primi 12 mesi di vita del lattante.

Sindrome ipoventilazione congenita centrale

I sintomi più riscontrati dell’ipoventilazione congenita

I pazienti affetti da sindrome da ipoventilazione congenita centrale hanno in comune l’incapacità di respirare autonomamente durante il sonno. Diagnosticare questa patologia non è affatto semplice, poiché inizialmente i sintomi sono variabili e possono coinvolgere sia l’apparato respiratorio, sia gli apparati gastroenterico, cardiaco e nervoso.

Quando la cura è un processo meccanico

Ad oggi sappiamo che il gene responsabile di questa sindrome si chiama PHOX2B – situato sul cromosoma 4 -, e che le sue mutazioni influiscono sul controllo della respirazione durante il sonno. Averlo individuato è stato un grande passo avanti, ma ancora non esistono terapie capaci di “guarire” dalla sindrome, solo dispositivi di ventilazione meccanica sono in grado di “correggere” lo scambio respiratorio durante il sonno.