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Apnee notturne quale fattore di rischio cardiovascolare 

Le apnee notturne possono provocare un aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, la cui combinazione presenta un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari . Scopri come registrare l’attività cardio-respiratoria durante la notte e la terapia da seguire.

Le apnee notturne sono interruzioni del flusso respiratorio di 10 secondi, durante le quali si hanno variazioni emodinamiche dovute sia ad alterazioni degli scambi gassosi (quali anidride carbonica o ossigeno) che pressione endotoracica. Queste alterazioni contribuiscono a continui risvegli del sistema nervoso simpatico, aumenti della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa. Il circolo vizioso che se ne ricava provoca nel tempo ipertensione arteriosa, ischemia cardiaca, ipertrofia ventricolare e, conseguentemente, insufficienza cardiaca congestizia. La modifica della frequenza cardiaca può provocare anche delle aritmie, di cui la più comune è la bradicardia sinusale che può giungere fino all’asistolia [1]. È importante sottolineare inoltre che tali risvegli del sistema nervoso simpatico, causati dalle apnee notturne, non sono presenti solo durante il riposo notturno, ma anche durante la veglia. Questo effetto diurno provoca conseguenze emodinamiche importanti: correla il numero di apnee ostruttive con i valori di pressione arteriosa sistolica diurna [2] e rende l’ipertensione farmacoresistente [3]. La correlazione tra apnee notturne e pressione arteriosa è un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari, indipendentemente da altre condizioni comunemente associate come età, sesso, obesità.

COME DIAGNOSTICARE LE APNEE?

La diagnosi delle apnee notturne avviene mediante uno studio polisonnografico, il quale consente di registrare diversi parametri durante il sonno, come:
  • il flusso respiratorio del paziente
  • l’attività cardiaca;
  • i movimenti respiratori;
  • il livello di ossigeno nel sangue;
  • il russamento.
I sensori non provocano dolore e consentono di monitorare l’attività cardio-respiratoria durante la notte. Grazie al perfezionamento della tecnologia e le apparecchiature sempre più ridotte, è possibile eseguire l’esame a casa propria in tutta comodità.

COME CURARSI

La terapia più diffusa prevede l’impiego di un ventilatore meccanico denominato CPAP (dall’inglese Continuous Positive Airway Pressure) che insuffla in maniera continua aria a pressione positiva attraverso il naso o la bocca allo scopo di vincere le resistenze delle vie aeree superiori. Questa terapia, tuttavia, non corregge permanentemente la fisiopatologia respiratoria: la sua interruzione fa riemergere il disturbo. Grazie all’utilizzo della CPAP, la pressione arteriosa sistemica risulta ridotta in soggetti ipertesi [4, 5]. La terapia viene spesso accompagnata da alcune modifiche dello stile di vita, come la riduzione del peso corporeo e l’eliminazione di eventuali fattori aggravanti, quali l’assunzione di alcool e di farmaci depressori del sistema nervoso centrale.

Riferimenti

1. Dorasamy P, Obstructive sleep apnea and cardiovascular risk. Ther Clin Risk Manag. 2007; 3(6): 1105–1111.

2. Lavie P, et al. Prevalence of sleep apnea syndrome among patients with essential hypertension. Am Heart J. 1984;108:373–6.

3. Chaouat A, Weitzenblum E, Krieger J, et al. Association of chronic obstructive pulmonary disease and sleep apnea syndrome. Am J Respir Crit Care Med. 1995;151:82–6.

4. Faccenda F J, Mackay T M, Boon T A, Douglas N J, Randomized Placebo-controlled Trial of Continuous Positive Airway Pressure on Blood Pressure in the Sleep Apnea–Hypopnea Syndrome. AJRCCM Issues 2001; 163:2

5. Pepperell JC1, Ramdassingh-Dow S, Crosthwaite N, Mullins R, Jenkinson C, Stradling JR, Davies RJ Ambulatory blood pressure after therapeutic and subtherapeutic nasal continuous positive airway pressure for obstructive sleep apnoea: a randomised parallel trial. Lancet. 2002; 359(9302):204-10.

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